No,deve esserci un errore. Non posso compiere trent’anni sul serio oggi.

E invece niente, ci siamo.

Sono trenta. E io sono ufficialmente adulta, quantomeno in teoria, poi la pratica, meh.

Questo post qui sono mesi che lo rimugino, che lo scrivo e lo riscrivo mentalmente, limando, togliendo, aggiungendo. L’idea era di buttarlo giú qualche giorno prima, per poi prendermi il tempo di rivederlo con calma. Ma siccome già ai tempi del liceo l’editing per me era un mistero inarrivabile, nel senso che la mia brutta copia e la bella erano due cose talmente diverse da sembrare quasi scritte da un’altra persona, ho trovato un sacco di scuse e mi sono trascinata avanti fino ad oggi, tanto per andare a braccio di sicuro. Quindi sarà un post incasinato in cui non si capisce una cippa, tanto per cambiare.

La cosa che mi fa strano è che quando ne avevo tipo ventiquattro o venticinque, di anni, certe volte mi pareva di averne almeno ventinove, o almeno avrei voluto averli. Perché pensavo che a ventinove o trenta avrei avuto un’identità un tantino più definita (anche un punto vita piú definito avrebbe il suo sporco perché, in effetti,ma non si può avere tutto). Pensavo che sarei stata professionalmente più credibile, che avrei avuto il tempo di accumulare un po’ più di esperienza, mi immaginavo a gestire situazioni e conflitti in modo migliore, saggio, equilibrato. Mi immaginavo single, su e giù dagli aerei con il mio tailleurino gessato, molto businesswoman, ayeah.

E invece.

Invece la vita ti sorprende, e tu puoi fare progetti, immaginare il futuro, prendere decisioni, ma poi tanto fa quel che vuole lei. E trent’anni sono abbastanza per rendersi conto che certe volte è di gran lunga meglio quel che hai, di quel che pensavi di volere.

Poi però ci sono anche le volte in cui hai le scatole girate, un diavolo per capello, inspiegabile voglia di piangere e pessimismo acuto, perchè mica sempre è tutto rose e fiori. Capitano i giorni che ti sembra di stare solo buttando via tempo, a lasciare quella laurea ad ingiallire nel cassetto, a vedere contatti ed amicizie sbiadire inevitabilmente, trascinati via dalla corrente che passa, da porte che si chiudono, sentieri che all’improvviso si dividono, percorsi che lentamente si allargano sempre di più finché ti ritrovi a salutarti da lontano senza sapere esattamente come o perché sia successo che certe persone, da cui pensavi che non ti saresti allontanato mai, non fanno più parte della tua vita da molto prima di quando tu ti sia decisa ad ammetterlo, mentre altre, che non avresti mai pensato, voluto, o magari anche sperato, riempiono le tue giornate, i tuoi pensieri, i tuoi sogni.

Trentanni sono come un lago, che tutto insieme ha dei confini finiti, limitati, circoscritti. Ci sono approdi, punti di arrivo e di partenza. E poi ci sono i milioni di ricordi, infiniti come le gocce d’acqua del lago, che provate voi a contarle.

A trentanni spingendo il passeggino ti capita di giocare mentalmente a sliding doors, pensare che cosa sarebbe successo se non fosse andata così, se quel giorno avessi detto sì, oppure no. E ci sono quegli elenchi, tipo le cose che se non le hai fatte prima dei trent’anni, non ci sono molte probabilità che tu le faccia dopo. Siamo onesti, dai.

Per me, un anno a Londra da sola, un altro paio di corsi di laurea, in filosofia, storia dell’arte, architettura e giurisprudenza, un certo posto di lavoro che ho rifiutato, quando avrei voluto provarci.  Ma anche piantare tutto e restarmene in Spagna, in quell’estate strana. Cose che avrebbero potuto essere, e non sono state.

(E poi il piccolino si sveglia, e ti lancia uno di quei sorrisi suoi, quelli speciali solo per noi, e allora tutto quanto il resto è in biancoenero e sfocatissimo, e chissenefrega).

Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che queste qua sopra, così come tutto il resto, sono tutte cose che posso ancora fare benissimo, che c’ê ancora un sacco di tempo, che trentanni sono solo l’inizio della vita adulta. E in effetti per certe cose è davvero cosi come dicono loro.

Ma non per tutte. E saperlo è il primo passo per andare avanti. Avanti davvero, a passi lunghi, diritti e sicuri, senza girare intorno alle vecchie idee, ai sogni superati di qualcuno che non siamo più noi.

Perchè a trentanni una, nella fattispecie caso io, comincia a capire un po di cose.

Comincia a pensare di essere cresciuta abbastanza per provare, e dico solo provare, ad accettarsi così com’è.

Con gli occhi strabici quando la stanchezza è oltre il livello di tolleranza massima consentita, bassina, con le maniglie dell’amore che senonmidecidoaricominciarelapalestra nonseneandrannomai, con un filetto di pancetta che sa di spuntini clandestini nei lunghi pomeriggi da casalinga un po’ disperata ma non zoccola come quelle della Fox. E insicura, umorale, permalosa, impaziente, incostante, troppo profondamente legata a cose materiali, spesso contradditoria, prolissa, disordinata, a volte goffa, sbadata, gaffeuse.

Ma anche matta, creativa, abbastanza intuitiva, empatica, a volte un po’ psicologa, simpatica (me lo dico da sola, oyes e allora? C’ho trentanni, ora posso) e certi giorni che mi sveglio dell’umore giusto pure discretamente figa dentro. Perchè a trentanni cominci a capirlo,che il segreto di essere fighe davvero è sentirsi così e camminare sorridere vivere come se. E gli altri, noi tutti, ci lasciamo fregare come niente, e ci crediamo. Ma sul serio funziona questa cosa qua.

Che non è mica detto che bisogna avere per forza un fisico da top model e gambe da urlo, per sedurre. Che certe volte un sorriso, una parola, uno sguardo decidono una storia, una vita. Con buona pace di tutte le nostre paturnie femminili su comesiamovestitee, secondotesonograssa, eccetera eccetera. (paturnie con cui naturalmente continuerò imperterrita, in fondo sonounadonnanonsonounasanta).

A trentanni cominci a sospettare che se sei abbastanza intelligente puoi essere quasi chiunque tu voglia essere. Certo magari è un pelino tardi per fare, che so, la ballerina alla Scala, o l’astrofisico nucleare, ma per quello comunque avrei limiti fisicomentali che niente, unzepoffà.

Però ecco, le paturnie tardoadolescenziali lasciano il posto ad un pelino di fiducia e sicurezza in più, alla capacità di fregarsene di quello che pensano tutti, sul serio, e vivere come ci pare giusto a noi.

Ma mica solo queste cose, a trentanni. No, perchè comunque ci sono ancora quelle volte che ti senti talmente incasinata e confusa e bipolare che pensi di aver bisongo di uno strizzacervelli, uno bravo. E ti autoconsoli pensando che di solito quelli matti per davvero pensano di non esserlo affatto, e che lo siano tutti gli altri, E ti chiedi se pensare quesrta cosa ti salvi automaticamente o ti collochi piuttosto ad un ulteriore livello di follia, mascherata da quaotidiana normalità.

Insomma avete capito cosa voglio dire, no? Beh, io no.

L Ma in fondo c’ho solo trentanni, sono ggiovane, posso ancora essere “la solita casinista” (cit.) di sempre.

Questa qua sotto. Cià.

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