Crescere, un gioco meraviglioso. Fotopost.

Ho quasi paura a dirlo, perché non vorrei mai tirarmela, ma oggi è stata una giornata niente male.

Sarà il risarcimento di ieri, quando mi hanno sfasciato una portiera della macchina più altri danni accessori, sarà che magari l’ho vissuta bene io, ma il piccoletto oggi ha fatto meno capricci e meno MAMAMAMMAMMMAAAAAAAA del solito, e siccome gestire queste giornate tremende, in cui il sole, caldo ed afa rendono semplicemente una non-opzione quella di uscire di casa dopo le nove e prima delle cinque di pomeriggio, una giornata relativamente senza troppi capricci è una specie di MIRACOLO.

Che poi, quando è sveglio e non puoi fare niente, aspetti solo che si addormenti, per tirare il fiato. E cinque minuti dopo che dorme, e la casa per un po’ smette di risuonare delle sue corse e risate e lacrime e macchinine che fa rombare con la voce, già un po’ ti manca. Vai a guardarlo dormire, già grande, nel suo lettino, abbracciato stretto stretto al suo amico peluche azzurro.

E poi approfitti di quel paio d’ore di “buco” per stendere, svuotare e riempire la lavastoviglie, mettere un pò d’ordine nel soggiorno. Oggi stavo appunto radunando un po’ dei giocattoli disseminati ovunque nella session mattutina, e mi è venuta voglia di fotografarli.

Perché alcuni sono così colorati e belli da guardare e da usare che proprio non ho resistito. I miei preferiti, come vedrete, sono quelli in legno, come questo cubo interattivo con cui lui ha giocato e sta tuttora giocando un bel po’ più che con il tavolino sonoro a batterie.

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Uno dei lati ha questi fili di ferro colorato lungo i quali si fanno scorrere le formine, ed è stato fantastico per i primi tempi, quando ancora la presa non è salda e sicura e le piccole dita hanno bisogno di allenamento e concentrazione per eseguire alcuni movimenti che ora sono sorprendentemente spontanei e ben consolidati.

E poi ci sono i rumori, da ascoltare, capire, da fare. Tintinnii, battiti, schiocchi, tutto interessa enormemente ai bambini. Soprattutto quando lo fanno loro. Con le bacchette sui tasti colorati, ma anche ovunque nella stanza, nel gioco meraviglioso di scoprire il suono segreto delle cose.

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Tra i rumori, anche i versi degli animali, che stiamo imparando a fare. Il cane, il suo animale preferito, fa BABABAUUUU. Il gatto, MEEEEEOWW,  e la scimmietta  IH IH IH. La rana fa KAA KAA e il pesce manda i bacini con le manine sulle guance a simulare le branchie che si aprono. E la zebra?


La zebra tendenzialmente galoppa, come il cavallo, ma non sempre. Perché siccome la nostra ha le ruote, allora certe volte capita che faccia anche BRMMMM BRMMMMMM come le macchine, e scusate se non è logica questa.

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Il bello delle cose dei bambini è che per motivi pedagogici spesso sono molto colorate e di forme tondeggianti, e questo spesso le rende anche molto belle. Nonostante la plastica.

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A volte ci mettiamo sul pavimento, a costruire ed abbattere torri.

Piano piano, dai primi timidi tentativi e fallimenti nella titanica impresa di trovare sufficiente precisione e controllo da appoggiare un cubo sopra al parallelepipedo, si passa ora ad una sorprendente torre di tre o quattro pezzi, e il sorriso con cui ti guarda dopo averla fatta, trionfante ed orgoglioso, non ha semplicemente prezzo.

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Ve l’avevo detto, che mi piace il legno?

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E poi, poi ci sono i libri. In italiano, in inglese, alcuni con illustrazioni meravigliose, alcuni comprati da me e riposti per quando sarà più grande e li saprà apprezzare. ma lui ha già il suo ripiano della libreria, e ogni tanto s’illumina in viso e va a prenderne uno: gli piacciono i pop-up, ma anche quelli in rima, e si siede sulle mie ginocchia, ad ascoltare, ad indicare tutto con il suo ditino, per sapere come si chiamano le cose, e prova a ripetere.

Ma prima di imparare a leggere, faremo amicizia piano piano con le letterine. Queste.

Sono attimi che non hanno paragone con niente al mondo.

Perché crescere è un gioco meraviglioso.

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