Io amo la gente. Quasi tutta, comunque.

Dunque. Premetto che, come sa bene chi abbia avuto il dubbio privilegio di conoscere lla sottoscritta di persona, il mio carattere è, per usare un generoso eufemismo, quantomeno controverso, per non dire estremamente mutevole, scontroso, irritabile, suscettibile ed una moltitudine di qualità non esattamente encomiabili, tra l’altro tutte descritte, strana coincidenza, da quelle parole sdrucciole e ridicole.tanto care a Pessoa.

Nonostante ciò, sono stati registrati da studi approfonditi pochi e miracolosi momenti, che si verificano con una frequenza solo di poco inferiore a quella del passaggio della Cometa di Halley, in cui io riesco perfino a sembrare una persona tutto sommato cordiale, affabile, gradevole. Sempre sdrucciola, comunque. Ebbene, voi però capite che già oggi è il tre novembre, che di suo, insomma, sappiamo, che basta ascoltare la canzone della Ferreri e subito ti vengono dei pensieri suicidi che forse l’unica soluzione immediata è la Ferrero, per dire. Sì, quella dei dolci.

Più questo periodo dell’anno da circa 13 anni a questa parte è quantomeno nefasto e foriero di cupi pensieri per la sottoscritta, causa trauma giovanile ahimè non ancora rielaborato e superato. Ma sono ottimista, lo supererò. Del resto ottimista lo è anche la moglie del mio strizzacervelli, soprattutto visto che lui le ha appena promesso per Natale un diamante grande quanto un’intera pianta di nocciola delle Langhe IGP, che le altre non sono vere nocciole, dai, promessa curiosamente fattale immediatamente dopo avermi pacatamente spiegato lunghezza tempi e modi del nostro percorso, glissando elegantemente sui costi, per dire. (sto scherzando, ovviamente). (questa parentesi è per quelli che leggono e dopo vanno a chiedere a parenti ignari ed ignavi i fattacci miei, che tanto non li sanno, risparmiatevi la fatica e sforzate le vostre meningi per capirli da qua. Non troppo, però, che vi viene il mal di testa, e qui la maggior parte della roba è del personaggio, chè nonsonomicatuttascemaio). (Ho questa passione per le parentesi). (e le digressioni).

Dicevo, metteteci che è novembre etc etc, più il tempo grigio e piovoso che renderebbe pure Pollyanna acida come un vasetto di yogurt greco scaduto. Più le pulizie da fare e un brufolo sul mento che nonostante il bombardamento nucleare subatomico di acido acetilsalicilico a cui lo sto sottoponendo da 24 ore si ostina imperterrito a proliferare con sdegnoso disinteresse per le mie già precarie condizioni psicofisiche. Più un sacco di altre problematiche di varia natura ed entità, con le quali non è opportuno né saggio importunarvi oltre, anche perchè insomma ecco. Insomma, i presupposti per una giornata di pace ed amore nei confronti dell’umanità intera oggi semplicemente non sussistono.

(salvo per il fatto che mentre scrivo su Sky Arte c’è lo Schiaccianoci, e quel valzer lì è un motivo più che valido per amare la vita, il mondo, e anche le signore anziane ed agguerritissime in fila alle poste).

Comunque dicevo, in questa idilliaca giornata di cupo inizio d’inverno, io ed il pupo stamattina siamo stati in uno di quegli ipermercati supergalattici che io detesto per il semplice fatto che è vero che tutto costa meno, ma per fare la spesa ci metti una settimana, non un’ora, e finisce che con la scusa delle offerte spendi come minimo il triplo di quanto pianificato, complici i carrelli spropositatamente grandi e pressochè impossibili da riempire. Io, nonostante sia molto vicino a casa, lo evito assiduamente ed intenzionalmente, soprattutto in virtù del fatto che a me ed al mio carattere di merda, se dobbiamo prenderci uno spazzolino, piace segliere tra i tre, quattro della Coop, non tra i tremilasettecentoventotto di sto posto. E via cosi per tutto, con una crescente angoscia esistenziale che culmina nella logorante attesa alle casse, tendenzialmente brulicanti di fauna umanoide vagamente assortita e tendenzialmente acefala.

Comunque niente, stamattina siamo stati lì. Ci siamo mangiati due Kinder cereali a testa lungo le corsie, abbiamo miracolosamente evitato almeno cinque pericolosi frontali con dei signori che probabilmente stavano allestendo i loro bunker atomici, vista l’entità del contenuto dei loro carrelli, e dopo aver agguantato le nostre quattro cose sei, che due erano troppo in offerta e insomma già che c’eravamo era un peccato lasciarle lì, siamo riusciti a riguadagnare la macchina.

Ora capita che questo ipermegaultrasupermercato abbia un altrettanto ipermegaultraparcheggio sotterraneo, ragione prima e pressochè unica della mia masochistica decisione di stamattina. Chè piove, e tra carrello spesa e pupo, io l’ombrello proprio noncelapossofare, e se il pupo prende acqua in testa matematico che si ammala, e io non posso permettermi che si ammali adesso, proprio no. Anche mai, potendo, ma adesso fino mercoledi almeno no. Quindi parcheggio sotterraneo e sofferenza all’ipermegaultrasupermercato.

Accostiamo il carrello, scarichiamo e carichiamo la roba in macchina, riportiamo il carrello, torniamo alla macchina, ritorniamo al carrello che mamma cantando “London bridge is falling down”s’è dimenticata i due euro del carrello, e insomma due euro, per dire, mica glieli regalo, torniamo in auto, saliamo sul seggiolone.

Dunque, ora, chiunque abbia o abbia avuto un figlio piccolo sa che in questo periodo dell’anno alle consuete imprecazioni medie che noi bravi genitori siamo sorprendentemente abili a soffocare sul nascere e tra i denti, si aggiungono quelle generate dalla difficoltà estrema di allacciare in modo sufficientemente accettabile le cinture di sicurezza dei seggiolini delle nostre piccole innocenti creature, rese quantomeno voluminose ed inerti dalla solerte tendenza ad usare cappotti e piumini adatti per la calotta polare artica anche quando, come oggi, fanno circa dieci gradi.

Stavo quindi emettendo curiosi, sibilanti ed inintelleggibili suoni in cui solo un esperto fonetista avrebbe saputo rintracciare inequivocabili tracce del colorito vernacolo locale, quando con la coda dell’occhio le ho viste.

LEI E LA SUA SBUFFANTE SFACCIA DA SCHIAFFI.

Tenete presente che io, per evitare strisci e regali alla carrozzeria, tendo a parcheggiare praticamente in un’altra provincia, contando sulla proverbiale pigrizia dell’utente medio. Ne consegue che spesso intorno a me o nelle immediate vicinanze c’è ampia disponibilità di posti liberi e vuoti, disponibili. Circostanza verificatasi puntualmente anche stamattina.

Capite dunque come e perché con i settecentoventordici posti liberi a circa tre metri dal mio parcheggio, la signora che sbuffa nella sua auto mentre attende che io termini di allacciare la creatura e chiuda la porta permettendole di entrare, un tantino mi indisponga.

Soprattutto quando scende dalla sua Smart giallo cacca di canarino e se ne va sbuffando, tutta impettita, scuotendo la testa come un piccione stizzito, appesa al braccio una shopping bag talmente tanto grande che la Smart ce la poteva praticamente parcheggiare dentro.

Ma io amo la gente. Davvero. Quasi tutta, comunque.

Annunci

One thought on “Io amo la gente. Quasi tutta, comunque.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...