Lo scrittore è un ladro astuto.

Chi scrive, consapevolmente o meno, parla sempre e comunque di fatti realmente avvenuti.

Chi legge, però, non deve cadere nella facile trappola di interpretare tutto alla lettera, credendo ingenuamente che tutto ciò che è narrato sia accaduto a chi scrive.

Perché lo scrittore è un ladro. Ruba nomi, ruba parole, espressioni, frasi, ricordi, emozioni, a volte ruba vite intere, le rivolta, le sconvolge, dilatandole e restringendole per adattarle ai rigidi  confini di una cartella giustificata. Le cose che scrive non gli appartengono, le  ascolta dagli altri con aria furtiva, fingendo indifferenza o amichevole partecipazione, e intanto nella sua mente registra, annota, elabora, interpreta, colorisce o sbiadisce come più gli pare e piace.

È un ladro astuto, lo scrittore. Signore incontrastato del tempo e dello spazio, si assicura che nessuno possa scoprire il suo scaltro gioco, confonde le acque, nasconde le tracce.

E ride della tracotanza dello stolto lettore, accecato dalla persuasione di aver compreso e riconosciuto una Verità che non esiste se non come unica bugia creduta.

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