Il ministro Profumo ed i libri di scuola elettronici dalla prima elementare: obbligatori dal 2014.

Oggi mi sono imbattuta in una notizia che mi ha lasciata quantomeno perplessa: due giorni fa il ministro Profumo ha firmato il decreto che stabilisce che a partire dall’anno scolastico 2014/2015 saranno adottati solamente libri elettronici o “misti”. A PARTIRE DALLA PRIMA ELEMENTARE.

Già sul significato del termine “misti” ci sarebbe quantomeno da farsi delle domande, ma procediamo con ordine.

Intanto, come mamma, dubito seriamente che sia opportuno utilizzare libri elettronici alle elementari. Per un sacco di ragioni. La prima, è che spesso a pesare non sono i due libri abbastanza sottili previsti, ma i centordici quaderni richiesti dalle maestre; italiano casa, italiano scuola, matematca casa, matematica scuola, musica, educazione artistica, storia… tutti zeppi di schede incollate, ognuno con la sua copertina di colore diverso che ogni vota a settembre è una tragedia trovarle. E quelli resterebbero comunque.

E santocielo NON SI IMPARA A SCRIVERE SU UN TABLET. O almeno, io NON VOGLIO che i miei figli imparino a scrivere su un tablet. Voglio i fogli pieni di “a” e di “e” e di “casa”, voglio vedere le lettere storte, quelle uscite bene, le cancellature. Voglio che resti una traccia degli errori e dei miglioramenti. Voglio la penna rossa e blu della maestra. Voglio che conoscano il piacere di una penna nuova su un foglio a quadretti  o a righe.

Non posso nemmeno immaginare di mandare mio figlio a scuola con il Kindle …a proposito, ce li passa il Ministero, i device? O li comprano le famiglie? questo il Ministro non si preoccupa di chiarirlo.

E poi, come minimo le Maestre vorranno i testi a colori, quindi niente e-ink e Kindle da 100 euro in bianco e nero, non si impara mica bene, lo sanno tutti. Ci vorrà un tablet. Da ricaricare una volta al giorno, o ogni due giorni, e guai a dimenticarlo. E e c’è un guasto? Una interruzione di corrente?

Sempre sperando che discutendo con un compagno il tablet non si rompa, accidentalmente o meno, perchè in tal caso non va mica bene lo scotch con cui si aggiustava un angolino di pagina 26 strappato. Bisogna correre a comprarne un altro. Subito.

E poi, vogliamo mettere? che se il compagno di banco ha l’Ipad 27 mica vuoi far crescere tuo figlio con i complessi, o peggio, danneggiare le basi stesse della sua cultura con uno sfigatissimo Ipad 25?  Neanche a parlarne, ci mancherebbe, che con la formazione non si scherza. E ogni anno un nuovo modello, che lo sanno tutti che in sei mesi sono obsoleti, cambia il display, la risoluzione, la fotocamera, il processore.

Uno dice beh ma io risparmio, gli prendo un Android. Che adesso uno decente costa come i prodotti della mela o quasi, ma il discorso è un altro.

Pensate alla lobby di conquista delle maestre, degli istituti. Asus manda in giro in prova i Padfone alle blogger famose (che tra parentesi se lo meritano tutto, e io le stimo e invidio, ma con ammirazione, mica altro) come la Machedavvero, vuoi vedere che con la possibilità di vendere in blocco migliaia di tablet non scatta una lotta accanita alla conquista del decision maker di riferimento?

E poi, gli aggiornamenti di sistema? Li faremo via Wifi (che dovremo per forza avere a casa, insieme ad un notebook sincronizzato per back-up vari etc) o dovremo dotare i nostri figli di connessione 3G? Che se vanno a fare i compiti da nonna che tiene ancora il vecchio modem a 56K sotto la scrivania, ormai più per ricordo che altro, Internet gli serve. E giù soldi. Sperando di averne uno solo, di figlio, a scuola. Li faremo a intervalli di quindici anni, tanto adesso ci congeliamo gli ovuli, che sarà mai? A novantanni avremo ancora il visitone, ma vabbeh, per i figli questo ed altro.

Il bello (si fa per dire) è che il problema economico sarebbe, seppur non trascurabile, il minore.

Pensate ad una classe di ragazzini delle elementari, medie o primi anni delle superiori altamente tecnologizzati. Tutti con il loro tablet in classe, tablet che, ammesso e non concesso che le scuole riescano a dotarsi di un Wifi (parliamo degli stessi istituti scrostati, malconci ed insicuri in cui siamo andati a votare meno di un mese fa, ve lo ricordo) sono collegati a Internet costantemente.

Dunque è dall’alba dei tempi che dalla seconda fila in poi ci si fanno un attimo i fatti propri, in classe. Solo che già adesso fanno i filmini violento-aggressivo-semipornografici con i telefonini in prima media, vi immaginate un’insegnante fra tre anni, alle prese con venti o trenta bambini estremamente svegli, utilizzatori competenti e “sgamati”, a controllare se sono sul libro di lettura o su Facebook? Che se li becca su Facebook che fa? Gli sequestra il tablet cosi sono anche senza libro? o guardano dal vicino di banco che sta giocando a Farmville?

Passiamo alle superiori. Certo, lì i costi e i pesi si fanno importanti. Per quanto riguarda i costi, il 20 o 30% al massimo che si risparmia ora sui libri di narrativa venduti in formato elettronico non fanno certo sperare in positivo: okay, invece di costarmi 65 Euro Storia mi costerà magari 45 Euro, ma prima di ammortizzare i 600 di acquisto del tablet, ce ne vuole. E non è neanche colpa delle case editrici, perchè lo sappiamo tutti quanto conti la SIAE in terminidi prezzi, e comunque i contenuti costano e vanno pagati nel digitale così come nel cartaceo. Senza contare le opportunità di interattività ed aggiornamento costate, una leva su cui sicuramente le case editrici conteranno per migliorare l’appetibilità dei propri prodotti per gli insegnanti.

E poi, mi spiace dirlo, ma io mi sono fatta tre quarti di liceo con libri usati di seconda mano (pagati metà) o anche di terza mano. E quelli delle letterature me li sono pure portati all’università, come letteratura italiana, tutti i tre volumoni da tremila pagine ciascuno del triennio per un esame di Letteratura Italiana da Trentaelode, che a tornare in stazione pesavano niente, altro che.

Con i libri elettronici fatica… mica ti danno un pdf sula fiducia e ciao, quelli delle case editrici. Sono gente furba loro, intelligente, se no non li scriverebbero mica i libri di scuola, vi pare?

Beh, certo, ci sarebbe Torrent, o quei siti tipo megaupload, che ormai sono tutti in abbonamento anche quelli. E giù di pirateria informatica, e le case editrici alzerebbero i prezzi… insomma diamo un occhio a ciò che è accaduto alla musica e si sta ripetendo con l’editoria, non ci vuole una Sibilla per fare una previsione realistica del potenziale sviluppo (e degenerazione) della situazione già nei primi anni.

Dice, sì ma vuoi mettere non portarti più venticinque chili sulle spalle ogni mattina? Certo. Gli ortopedici fattureranno meno… ma gli oculisti?

Non so voi, ma io dopo due ore di fila sul tablet sento gli occhi che mi bruciano, se lo uso troppo mi affatica la vista, e se mi siedo su una sedia e lo appoggio in grembo mi ritrovo tutta rattrappita con le cervicali che mi si infiammano. E

Dimenticavo, se sono in 3G ci sarebbe da aggiungere al conto anche il danno potenziale da onde elettromagnetiche. Che non sono mica uno scherzo, sapete.

Ve lo dico col cuore, ridatemi il Jollyinvicta stracolmo.

RIdatemi i volumoni grossi di filosofia, quelli con tremilasettecento pagine sottili sottili, tutte sottolineate a matita, piene di appunti fitti a lato delle pagine, di fogli infilati. Li ho ancora, i miei, non sono riuscita a separarmene, traboccano di vita e ricordi. Di come si scriveva pedissequamente ogni singola parola usciva dalle labbra di tanto professore, che non sapevi mai cosa ti avrebbe chiesto nel compito, e tra Socrate, con Fabiotiamopersempre, e Aristotele, che era passato un mese e Fabioseiunostronzobastardo, interi romanzi scorrevano a piè di pagina.  Una Weltanschauung adolescenziale di una ingenuità tenera alternata a momenti di sorprendente maturità, che solo la carta riesce a racchiudere e conservare intatta anche quindici anni dopo.

Il bello era che  certe volte nemmeno facevi la fatica di scriverli, gli appunti, perchè il libro te l’aveva passato quella dell’anno prima che aveva lo stesso prof, e ci aveva già segnato le stesse cose. E giù di evidenziatore colorato, rosa, giallo, verde, un’accozzaglia fluorescente tremenda, e cosa sottolinei tutto che è come se non avessi evidenziato nulla, ma niente, se non sottolineavi non avevi davvero studiato.

Ditemi, funziona il tratto marker rosa sul tablet? devo mettermi lì con due dita sullo schermo e pulirlo ogni trentasei secondi di conseguenza? Devo litigare con lo stilo per l’inclinazione giusta?

Nah, Ministro, non va.

Sarò antiquata, sarò vecchia, sarò retrograda, ma a me questo decreto buttato lì così non convince manco per nulla. Non mi convince alle elementari, non mi convince alle medie, forse, trascurando gli aspetti nostalgico romantici dei turbamenti tardoadolescenziali, potrebbe funzionare nel triennio delle scuole secondarie. In effetti ha senso all’università, prima mica tanto.

E io sono una che i libri elettronici li legge e li compra. Sono una che saccheggia gutemberg.org, perchè i classici della letteratura in lingua originale si trovano eccome, in un sacco di formati, e si possono scaricare, gratis. Ecco, comincerei da lì, a fare un ragionamento. Perchè posso scaricare D.H.Lawrence, M.Foster, J.Austen completamente gratis in inglese, tedesco, spagnolo, e non in italiano? Perchè non trovo Moravia? Calvino? Perchè Doris Lessing, Pearl Buck, e non Montale, Quasimodo, Ungaretti? Solo per parlare delle letterature dei paesi di lingua inglese, non sfioro nemmeno le altre lingue in questa sede.

Ma sono una che ha imparato a leggere e scrivere sulla carta. Che fa i conti a mente, persino le moltiplicazioni e le divisioni a due cifre, pensi, che la mia maestra non mi lasciava la calcolatrice, per (mia) fortuna. Figuriamoci il tablet.

Sono una che le ricerche le faceva in biblioteca, e leggeva ore prima di trovare il materiale che davvero serviva. Sono una che usa tantissimo la tecnologia: ho uno smartphone, un tablet, un computer. Uso molti social newtork, ho un blog, scrivo moltissimo, e purtroppo quasi solo elettronicamente.

Ho un figlio di due anni che ha già imparato a selezionare i video di Peppa Pig da youtube in lingua originale, strettamente sotto mia sorveglianza, conosce il gesto di swipe e tra non molto sarà perfettamente in grado di ingrandirsi quel che vuole con il pinch to zoom. (vede, signor Ministro, come siamo tennologgici noi? Pure i termini specifici, così, tra il lusco e il brusco).

Ma io lo stesso in prima elementare col tablet mio figlio non ce lo vedo mica tanto bene, sa, signor Ministro, abbia pazienza. Con le maestre nominate se va bene a ottobre-novembre, insufficienti a gestire le minoranze straniere con difficoltà linguistiche, le infrastrutture cadenti, malsane, spesso non a norma di sicurezza, anche qui nel ricco Nordest.

Guardi, glielo dico col cuore, con la pancia, con la testa: il tecnico è Lei, Ministro Profumo, ma per me questo decreto puzza.

E sospetto di non essere l’unica a pensarla così.

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