Ho imparato una lezione.

Ho imparato una lezione.

Amara, ma indubbiamente efficace.

È che fondamentalmente resto un’ingenua. Ho lavorato per anni in un’azienda che, pur con un sacco di difetti e cambiamenti di idea e di direzione strategica, ha sempre conservato un’etica di fondo che impediva alla proprietà di comportarsi con la scorrettezza palese che mi è stata riservata di recente da altri.

E quindi io sono abituata a ragionare nel rispetto del mio interlocutore: non mi aspetto che mi voglia regalare nulla, ma nemmeno parto con l’intenzione deliberata di essere scorretta o poco onesta.

Non è successo nulla di che.

Semplicemente, ansiosa di presentarmi bene e colpire favorevolmente il mio potenziale cliente, ho inoltrato un preventivo TROPPO dettagliato, un preventivo che in realtà era un vero e proprio piano strategico di Social media.

E dopo il “grazie, stupendo, ci piacerebbe molto ma sa non abbiamo budget, stanno facendo da soli.

O meglio, stanno cercando di fare da soli. Perché il fatto di aver descritto in modo decisamente TROPPO dettagliato ciò che mi proponevo di fare non implica che io abbia scritto anche come farlo.

Quindi stanno cercando di fare da soli. E lo stanno facendo male, parecchio male.

E va bene, il mio parere potrebbe essere reso non del tutto oggettivo da orgoglio ed amor proprio feriti, ma in effetti anche no. Perché sono pienamente consapevole del fatto che a sbagliare per prima sono stata io, ingenua ed avventata pollastra a scrivere tutto per benino e regalarglielo così.

E mi da pure fastidio lo spreco, per dire.

Questi hanno ricevuto tipo dal cielo (cioè da me e dal mio collega) un sacco di idee, gratis, belle e confezionate, e le hanno sprecate così, lavorando male, buttando via opportunità, commettendo errori grossolani ed operando scelte decisamente controproducenti per la loro immagine, giusto per usare un eufemismo.

Che spreco, mi viene da dire, a parte tutto. Che tristezza, che un’azienda di quel livello, con questi grandi manager internazionali, abbia bisogno di rubare idee ad un’ingenua ragazzina di provincia, senza pagarle e soprattutto senza neanche riuscire a sfruttarle bene.

Di una azienda si capisce molto di più quando la si conosce dal punto di vista del fornitore rispetto a quello del cliente,  mai come ora ne sono consapevole.

Io dal canto mio incasso e porto a casa, un’esperienza decisamente sgradevole, dal punto di vista umano e professionale, ma fa parte del gioco.

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2 thoughts on “Ho imparato una lezione.

  1. Uh che brutta esperienza…posso solo immaginare il misto di amarezza e nervi e delusione &co. Ma da quel che ho capito il cadavere del nemico sta già passando…o manca poco. E si è ammazzato da solo.

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    1. No, in realtà no, o meglio, un insieme di fattori contribuisce a creare all’azienda (a tutte, nel settore, o quasi) qualche difficoltà.

      Io non conto nulla, ma so di aver lavorato bene e con correttezza (sì, mi ripeto). Per quanto mi renda conto dell’inutilità di parlarne qui, esponendo le mie sconfitte alla soddisfazione del “furbone” di turno, nonché all’amichevole ironia di chi magari legge e mi fa la predica in privato, non mi sembra giusto neanche stare zitti e basta, solo perché sono la parte debole.

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