Deliri di onnipotenza da blogger.

Avete presente anche voi, vero, quel momento tremendo in cui Cole dice ‘Vedo la gente morta’? Ecco, io non vedo la gente morta, per lo meno non ancora, però userei lo stesso tono vagamente inquietante per dire ‘vedo la gente svaccare di brutto’.

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Non è polemica, almeno non completamente, sapete. E’ più curiosità, in un certo senso. Voglio dire, mi interessa sul serio approfondire la dinamica, capire le ragioni, interrogarmi sul processo fisico, mentale, sociologico etc che porta molti blogger a sbroccare autoconvincendosi, peraltro senza alcuna ragione fondata o almeno evidente a tutti noi plebei dell’internet, di essere Dio, o quasi. E’ davvero un peccato, spesso, perchè si tratta di gente che inizia benissimo: scrivono pezzi brillanti, divertenti, profondi, densi di ironia ed autoironia. Arrivano i commenti, (che comunque sono sempre meno, in generale) piovono like, tweet, stelline e cuoricini. Le prime interviste, le prime collaborazioni, magari iniziano pure ad essere pagati per scrivere da qualche parte. e con pagati intendo coi soldi veri, non con la visibilità, intendiamoci. o comunque con la roba, per dirla con Verga.

Si forma il substrato di seguaci, alcuni persino forniti di sinapsi attive e funzionanti, altri desolatamente privi, come si evince dalla prostrazione cieca ed adorante che li squassa ad ogni singolo carattere digitato dall’oggetto della loro venerazione, e c’è come un clic. Almeno, dev’è essere così, mi immagino che sia così, una specie di minuscolo scatto tale per cui un giorno all’improvviso smarriscono il senso delle proporzioni e della realtà.

Cos’è, scatta un processo mentale dopo un tot di lettori? O sono i likes su Facebook ad attivarvi? E’ il campanello del corriere che porta la roba gratis a far risuonare l’atavico richiamo alla divinità nella vostra mente? Vorrei saperlo, ma spero di non scoprirlo mai in prima persona,

E no, non è la storia della volpe e l’uva. Sarei una bugiarda se dicessi che la visibilità non mi interessa, che i commenti e le visualizzazioni non mi fanno piacere. Nessuno scrive SOLO per sè, e vedere che alla gente piace quello che scriviamo, scoprire che ci si riconoscono, o che comunque ci fanno l’onore di dedicare un po’ del loro tempo a commentare, condividendo la loro opinione è molto gratificante. Per me, almeno.

Nessuna azienda mi ha mai proposto di recensire nulla, però alcune mi hanno contattata per delle collaborazioni, ed è una cosa che fa molto piacere, ribadisco. Non ho difficoltà a credere che se questo fenomeno decolla, tale per cui una passa da 120 a 2000 viste al giorno, un filo di ben giustificato orgoglio, autocompiacimento e netto aumento dell’autostima ci stia eccome, lo trovo più che legittimo, giustificato e meritato.

Solo che ecco. Giusto un attimo meno.

Okay, tu sei tu, firmi di qua e firmi di là. E ti invitano a destra e ti mandano a sinistra. Sei Tizia de Caiis, Sempronio de Tizis, sei bravo/a, te lo dice un sacco di gente. Vai di moda. Ti hashtaggano, ti retwittano, ti inondano di commenti adoranti quando non direttamente agiografici. Le più schiantate addirittura litigano di brutto, approfittandone per liberarsi di una frustrazione o due, già che ci sono.Ti accusano, ti difendono, si strappano verbalemnte i capelli, lottano nel fango, e i popcorn. E tu ridi, che le visualizzazioni spiccano il volo, i rank decollano, etc.

Queste cose a me fanno passare la voglia, sapete. Di scrivere, di leggere, di tutto.

Il web pullula di angolini segreti, di blog sconosciuti di gente che scrive benissimo, di cose interessantissime, ma che rischi di scoprire solo per caso, semplicemente perchè siamo in troppi a scrivere, e troppo impegnati a farlo per trovare il tempo di leggere e commentare gli altri, Io per prima non trovo il tempo di leggere un centesimo di quanto vorrei, e mi dispiace, spesso parto con il proposito di scrivere poi mi perdo per strada a leggere gli altri, faccio notte e lascio perdere. E quando scopro qualcuno che mi piace, che stimo, che ammiro, a cui mi ispiro, vedere questa rapida deriva mi ferisce, mi fa sentire tradita, imbrogliata, quasi abbandonata.

Mi rattrista sul serio constatare come gente brava si trasformi all’improvviso nella macchietta di ciò che era, come sprechi talento e capacità nel ridursi a dispiegare le piume in ampi e vacui ventagli di sterile autoproclamazione, assecondata da torme di amebe, senza più la capacità di ascoltare l’unica voce DISSONANTE, l’unica che fa quello per cui tutti i noi iniziamo a scrivere, e cioè legge sul serio quello che scrivete. Tuttainvidia, li liquidate, ed andate oltre. A volte (spesso) lo è, ma non sempre.

fenicotteri

E’ in quel momento lì che dovresti, che dovremmo tutti e tutte ricordarci che non siamo dio. Che l’autoironia sarebbe meglio non smarrirla tre secondi dopo. Non ce l’ho con nessuno, in particolare. certo ho qualche nome, ben più di uno, che mi gira nella testa, ma di flame me ne è bastato ed avanzato uno, in vita, mai più. E’ una constatazione in generale, di momentanea sfiducia nella blogosfera. Siamo tutti influencer, tutti guru, tutti esperti, tutti maestri, tutti scrittori, tutti columnist. Quelli di noi che non sono persuasi di essere Dio, sono alternativamente prostrati ed adoranti (non ho ancora capito cosa speriate di ottenere, ma del resto io non ho mai capito la corsa all’autografo vip, come se uno che scarabocchia il nome su un pezzo di carta igienica potesse rendervi persone migliori o più felici, dev’essre un problema mio, che volete che vi dica) oppure incazzati perchè nessuno li ha ancora scoperti mentre quella scrive da bestie e guarda dov’è.

Invidio chi scrive bene. Invidio chi ha fama e successo e li merita, e a volte anche chi li ha senza apparentemente meritarli: magari non scriverà da pulitzer, ma è riuscito/a a vendersi bene, e non è che per forza solo i libri polverosi che nessuno compra sono cultura, anzi. Non facciamo i radical chic, non facciamo gli intellettualsnob.

Però, ecco, tre etti di senso delle proporzioni, tagliato fine, e a posto così.

 

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