Pensieri in disordine.

Pensieri in disordine ome la cucina, come il cassetto, delle calze, come l’hard disk, pensieri in disordine come me, che stasera invece di stirare, di decidermi a finire di postprodurre i ventisei miliardi di foto che, invece di programmare dei post per domani, invece di rimettere lo smalto alle unghie dei piedi, invece di finire almeno uno dei quattro libri aperti, invece di dare un occhio a marie claire ed elle per vedere se delle volte magari trovo qualcosa di carino da usare nelle pagine Facebook, invece di un sacco di cose io mi metto a scrivere.

Che c’è anche il tempo giusto, fuori, tuoni e fulmini e saette, e chissenefrega se in realtà non ho niente da scrivere, ogni tanto una scrive anche solo per sé, sai, sì, dico a te, proprio attè, ogni tanto una scrive e basta, non bisogna che le cose accadano per forza eccetera.

Potrei scrivere di quella cosa che ho letto oggi in un articolo della Soncini su un libro di Caitlin Moran, che i romanzi sono memoir con i nomi cambiati e ho pensato cazzo se è vero, e tutti a chiedere ma quanto c’è di te nel protagonista, e io mi sono sempre chiesta come sarebbe possible scrivere un libro altrimenti, senza metterci tutto di te dentro. Infatti io non l’ho scritto ancora, che dopo magari lo leggono  quelli che mi conoscono e sai cosa pensano? tipo mia madre, che oggi sono stata a casa sua e c’era un pacchetto rosa e le ho chiesto per chi è quel regalo e lei ha detto è per te ed io mi ero davvero dimenticata per un istante uno soltanto che tra due giorni due compio gli anni, trentadue, mondo bue, e mi sono messa a ridere e saltare come una bambina perché davvero non me l’aspettavo e quando vedi un pacchetto e scopri all’improvviso che è per te un po’ torni bambina, ecco, anche a 32 anni meno 2 giorni. E il regalo mi è piaciuto proprio tanto, che mi serviva e ne avevo voglia, ed è rosa e da ragazza e io che ho iniziato a contare le rughe ho voglia di essere ancora una ragazza, per qualche anno appena, fino ai novantatré, circa.

Comunque citava anche Fitzgerald, la Soncini, alla fine, e diceva che Quello di cui le persone si vergognano di solito è materiale per una storia interessante. E lì ho pensato ad un breve messaggio mandato ieri, di quelli che è passato un botto di tempo ma tu lo sai, di esserti comportato di merda con una persona, e aspetti un sacco di tempo, e più ci pensi e più lo sai, di esserti comportato male, ma proprio male, e vorresti dirgli oh, senti, mi dispiace, ho sbagliato, ma sai che non puoi farlo, che l’hai fatta troppo grossa, che l’unica soluzione dignitosa è stare zitti, e sperare che seppelliscano il tremendo ricordo di te e della tua meschinità dentro il calcestruzzo e ciao, che a volte chiedere scusa anche dopo un sacco di tempo non è mica detto che sia la cosa giusta, rischi di riaprire vecchie ferite solo per l’impulso egoista di lavarti la coscienza e disprezzarti appena un soffio di meno domani leggendoti negli occhi le verità del mattino.

Poi stavo guardando la tv e pensavo che a Preziosi gli danno sempre la parte dello stronzo che però si innamora di quella impegnata e di sinistra (Cortellesi, Lodovini, la servetta di Rivombrosa), e che io non sono mai stata come quelle lì, anche se mi sto comprando vestiti un po’ di sinistra come le tshirt bianche e i pantaloni larghi, anche se ho la frangia e ho letto Franzen, e poi è passata la pubblicità e quelli di Sky sono stronzi perché mettono prima l’acqua Vitasnella con gente taglia 36 che chiude meravigliosamente tutte le lampo e senza sforzo, e poi i magnum mini al Baileys e poi di nuovo la Vitasnella, e io ho cambiato canale perché così è da bastardi, da stronzi proprio.

Poi ho pensato che dovrei davvero davvero andare a correre ma non ho voglia.

Poi ho anche pensato che in effetti sarebbe più saggio programmare i post di domani e anche fare quella cosa su LinkedIn e quest’altra su Pinterest, e scrivere una presentazione, e piegare i calzini, e cercare gadget su internet, e vista l’inconcludenza totale assoluta di questo post tanto inutile quanto necessario, vado a leggere un libro o due.

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