Una cosa dei social che mi sfugge.

Una cosa dei social che mi sfugge, in particolare riguardo a Facebook,  è il radicato istinto di un certo tipo di utente, istinto peraltro prontamente assecondato con frequenza assai elevata, a non risparmiarsi dall’apporre anche il proprio commento sui post acchiappacommenti (funzionano!) con una domanda, un quiz, un punto interrogativo qualunque, purché banale e scontato, a prescindere sempre e comunque dal fatto che altri dieci, o diecimila, il numero è indifferente, abbiano già risposto correttamente prima di lui, o lei.

Del tipo che io, social media e content manager che mi scervello nel tentativo di creare o individuare contenuti interessanti, nuovi, utili,  e non troppo ‘alti’ o tecnici, mi scontro inevitabilmente con un livello di indifferenza diffusa quanto omogenea, tipo tre like e un commento se va bene, mentre se chiedo di che colore è il cavallo bianco di Napoleone sentono il bisogno di rispondere in 43, e tutti scrivono bianco!, con punti esclamativi crescenti.

Io giuro che non capisco cosa li spinga ad aggiungere tutti giulivi la loro risposta nonostante altri n utonti lo abbiano fatto prima di loro. Capisco ci fosse un premio, un giveaway, lo sanno tutti che se c’è roba gratis,  qualsiasi roba, noi ci si tuffa a corpo morto arraffando il più possibile, un po’ come ai buffet delle inaugurazioni dei negozi.

Ma spesso e volentieri succede appunto senza alcuna ricompensa a motivare, giustificare o anche solo spiegare il misterioso fenomeno. Cioè ma non leggete quelli sopra? Capisco se due scrivono in contemporanea,  che Facebook per forza ne deve mettere prima uno e poi l’altro. Ma no, sono intervallati anche di interi quarti d’ora, quindi non possono non vederlo.

Ora io mi chiedo, sono stati gli anni di Mike Bongiorno, Paolo Bonolis & co?

Questa inveterata abitudine ad aggiungere sempre la nostra irrinunciabile risposta è una conseguenza diretta della formazione nazionalpopolare perpetrata impunemente da lustri di quiz preserali, con letterine e Sellerona a fare da gradevole contorno al nostro senso di superiorità nei confronti del malcapitato concorrente da casa, ampiamente inconsapevole della perculatio maxima operata da un forbito e sudatissimo Bonolis?

Dev’essere quello, per forza.

Per inciso, ci tengo a fare coming out, ammettendo tranquillamente di essere afflitta dalla sindrome da quiz, nel senso che anche io sento la necessità di rispondere a qualsiasi domanda. Ho un cervello che tende a memorizzare dettagli inutili con grande facilità, del resto è parecchio lo spazio dati reso disponibile dalle cose importanti, che invece ciaone, e il mio gioco da tavolo preferito è sempre stato TrivialPursuit. Una volta ho anche superato le selezioni telefoniche per “Chi vuol essere milionario?” ma poi mi vergognavo, avevo il più grande ancora piccolo, e non sono andata a Milano per i provini.

Ecco, però, una precisazione, a me piace rispondere per prima, o se nessuno la sa. Non dopo 35425677 che hanno già scritto la medesima cosa, non vedo il senso.

Non posso giustificare in alcun modo l’irrefrenabile impulso che costringe il 67,32% dei contatti medi a scrivere tutti “Pierino!!!” alla maliziosa domanda “Il padre di Pierino ha tre figli,  Qui,  Quo e…?”.

Mi spaventano, sapete, mi spaventano molto. Ma non tanto quanto quelli (e ce ne sono) che invece rispondono ancor più soddisfatti “…Qua!”.

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