Mi innamoro in fretta.

Questo qua è uno di quei post un po’ chewingum,  quelli che ti cincischi un sacco perchè vorresti trovare il tono giusto e le parole tagliate precise, e invece rischi di buttare giù l’ennesima lagna patetica e rognosa da femmina premestruata, e non vuoi.

Quindi la scelta è tra decidere di continuare ad usare la scrittura in senso “terapeutico” tirando fuori tutto quanto stile sacchetti dell’umido, con il rischio di risultare patetica e pure antipatica, oppure fare la blogger paracula e guardare i google trends per acchiappare visite, e chi si è visto si è visto. Che forse è la scelta anche migliore, dopo tutto, fare finta di non sapere niente, non replicare a cose che non mi sono state mai dette, ignorare e andare avanti. Tanto, voglio dire, già sono una che se la tira, mò tiriamocela.

Però già a scrivere sta cosa mi sa di recriminazione, e no. Io sono così, se mi chiedi un’idea ci penso e ci ripenso e ci sto sveglia la notte e te la sputo fuori, e poi mi autocritico e mi censuro e mi faccio le domande bastarde, quelle che all’università ti fanno le assistenti tanto stronze quanto frigide, e sono la prima a mettere tutto quanto in discussione, dall’inizio, e l’ultima a smettere. Una persona con cui ho lavorato mi accusava spesso di non avere un atteggiamento costruttivo, perchè stavo sempre lì a fare l’avvocato del diavolo, a prevedere rogne e cercare i difetti.

Però non sono disfattista: sono pragmatica. Potrebbe andare storto questo e quello, probabilmente lo farà, prepariamoci a gestirlo. Gli altri fanno questo: siamo in grado di fare meglio? Sì, no, forse? Lavoriamoci. Ma sul serio.

Poi se va, va, se non va non perdiamoci tempo, andiamo avanti. Anche con le persone, sapete, più invecchio e meno tempo mi sembra di potermi permettere di perdere.

Mi innamoro in fretta: dei posti, delle persone, delle idee. Mi passa altrettanto velocemente, soprattutto se ti ho dato quattro o cinque possibilità di dimostrarmi che ce la vuoi e puoi fare, che sai chi sei, cosa vuoi e come possiamo fare per arrivarci, ma tu mi hai somministrato solo fumo. Zac, zac, zac, via i rami secchi.

Però non smetto di innamorarmi di altre cose, di essere felice davanti ad un cielo azzurro, ad un caffè inatteso, di trovare altre cose e persone ed idee, di prendermi qualche schiaffo dritto in faccia, e buttarmelo alle spalle per ricominciare. Sempre avanti, e volare bassi per schivare i sassi.

Io a trentadue anni inizio ad avere una vaga idea di chi sono, dove sono e dove vado, come e con chi. Non ho paura, mai, di dire che va tutto male, ne ho molta di più a dire che va tutto bene.

Tanta paura, quando va tutto bene.

È bonaccia, di solito.

Preferisco non dirti mai se e quanto sono brava (ammesso e non concesso che io lo sia, chiaramente) ma mostrartelo, se c’è occasione. Non mi serve essere una gura, sai, io non so nulla di nulla, per definizione. So di non sapere, e certe volte neanche quello, e poi mi scontro con quelli che non sono persone ma unità di misura da quanto sono immensi, e mi dico capra, capra, capra arrogante che non sei altro.

Però so quando mi sento presa per il culo, quando non si va da nessuna parte, quando ci stiamo raccontando fanfaluche, quando è NO, BASTA.

Non è stronzaggine, ma ottimizzazione delle risorse. Non si diventa ricchi solo guadagnando un botto di soldi con le idee buone, lo si diventa anche evitando (quando possibile) di buttarli in quelle sbagliate, o sfiorite. Soprattutto se non sono tuoi, perchè di faccia ne hai una sola.

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...