Di Babbo ce n’è uno. O no?

Vi ricordate la gag di Gabriele Cirilli a Zelig di qualche anno fa? “Voglio torná bambino!” era il tormentone costante.  Poi rovinava un po’ tutto (non che fosse granché peggiorabile, eh) ridacchiando da solo, ma é irrilevante, quel che mi interessava era solo la cosa di tornare bambini.

Che a Natale la sentiamo un po’ tutti, non è vero? La nostalgia di quando eravamo piccoli, di quando aprivamo i regali ancora in pigiama, di quando ci viziavano tutti e il campanello suonava di continuo.

Io però non pensavo a quello, oggi.

Io ce l’ho, la nostalgia dei Natali di quando ero piccola, ma per un motivo molto diverso, e cioé che Babbo Natale era uno e basta. Quello della Coca Cola, che nessuno se lo ricorda mai che Santa Klaus era vestito di verde, e fu una réclame della nota bevanda quintessenzialmente americana, nel 1931, a trasformarlo per esigenze di brand nel vecchietto in rosso dalla faccia simpatica con cui siamo cresciuti.

Era lui, e non lo vedevi mica così facilmente. Gli lasciavamo il caffè, i biscotti, qualcosina per le renne, e si andava a letto, buoni e zitti, lambiccandosi il cervello per capire come facesse il suo pancione a passare dal tubo della stufa in ghisa dei miei, ma non lo vedevi. Mai. Era parte della magia, e se non dormivi lui non veniva, fine.

Adesso è dappertutto, peggio di un tronista.

Mercatini? Babbo Natale. Centro commerciale? Babbo Natale. Festa di paese? Babbo Natale.

E il quattrenne,  che il cervello non lo spegne, mi chiede come mai certe volte Babbo è più grasso e altre più magro,  e perché ha la voce diversa, e il cappello a volte ha la punta ed altre invece no.

Il peggio di tutti è stato quello alla festa qui a Brogliano, talmente impegnato a chiacchierare con i suoi amici vigili da ignorare un bambino per quattro o  cinque volte di fila, e a momenti gli camminava addosso. Non molto coerente o credibile, no? In termini di personal branding, online ed offline reputation, eccetera.

Io ho nostalgia di quei Natali lì, di quando dovevi immaginarti tutto, e a Babbo Natale dovevi scrivere una letterina, per posta ordinaria,  perchè a quei tempi  le poste italiane non vendevano la qualunque, spedivano le cose, e le cartoline arrivavano sempre dopo ma almeno arrivavano. Anche al Polo Nord. Tranne quell’anno della villa di Barbie,  che dev’essersi persa, ma pazienza. Adesso che Babbo è ovunque, e lui glielo ha già detto personalmente cinque volte, cosa vuole, mica posso inventarmi che si è persa la lettera e allora Babbo ha scelto lui, no? Mandagli un Whatsapp, mi risponderebbe il quattrenne. Fai una foto di quello che “ho ordinato” (cit) e te lo fai CAMBIARE.

Non c’era Amazon, non c’erano le prepagate, c’era la pubblicità su BimBumBam e i cataloghi di Giocheria e Giochi Preziosi (quante meraviglie,  dentro! Quante ore passate a fantasticare, e che difficile la scelta!).
Era tutto un po’ meno facile, per i nostri genitori, ma anche tanto più semplice: Babbo Natale era uno solo, e se ne stava buono buono al Polo Nord.

Voglio torna’ bambina!

(photo courtesy Mauro Marzotto)

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