Il problema dei giorni di pioggia.

Il problema dei giorni di pioggia è che piove.

Se piove tutto diventa più complesso, in particolar modo l’idea di fare la spesa essendo bimbomunita, con ombrello, borsa, borse, peluche & smartphone, che devo fotografare le gocce di pioggia sulle foglie, ecco, assume aspetti eroici. Eroicomici. Tragici.

Valida alternativa è la spesa al Tosano, che ha un immenso parcheggio coperto, ma in cui i carrelli sono grandi il triplo e ti sembrano sempre vuoti, quindi compri l’impossibile e finisce che poi scappi, disgustata da certi esemplari umani che fungono da catalizzatori della misantropia, senza aver comprato metà delle cose sulla lista. Tra l’altro al Tosano l’impresa di fare la spesa è alienante perchè per ogni singolo articolo ci sono almeno 43 marche, e tu dovresti cercare quella con l’adeguato rapporto qualità prezzo, ma dopo sette metri io mi stufo e butto dentro a caso per stare in quel posto meno tempo possibile.  Oh, e i multipack, i multipack ti fregano. Io ho shampoo per i prossimi trent’anni, tanto che credo finiranno prima i capelli sulla mia testa che i flaconi di scorta. La frase che ti frega è “tanto non scade”, capito, è lì che tu ci caschi e prendi trentasei confezioni da tre di tonno in scatola, tanto di quel mercurio da farci quindici termometri.

Oggi piove. La spesa l’ho già fatta ieri (pioveva) e non ho scuse valide per uscire, nonchè voglia di fingere di lavarmi la faccia e vestirmi da civile, perchè il problema dei giorni di pioggia quando non devi necessariamente uscire di casa è che proprio ti passa la voglia. Di tutto.

Allora approfitti per avviare lavatrici, una dopo l’altra, cucinare per un esercito, stirare, cazzeggiare sui social. Soprattutto l’ultima.

E mangi.

Quando fuori piove e sei a casa MANGI.

È fame chimica, naturalmente, ma accidenti, sembra proprio fame vera, ed è impresa ardua resistere alle tentazioni, chiudere i biscotti, non aprire le patatine, ignorare il canto di sirena della stecca di fondente che ammicca, scivolare via dall’insidiosa palude di Nocciolata Rigoni.

Quando esco a piedi con il piccolo non ho fame, posso passare intere giornate vivendo di solo tè verde, ma a casa nelle giornate di pioggia, è dura. Durissima.

Allora vado su google immagini, cerco big disgusting fat lady e penso che é come diventerò se mangerò quell’apparentemente innocente trentina di Pandistelle che mi sembravano un’ottima idea fino a pochissimi secondi fa, e mi passa.

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Anzi, oggi magari solo insalata. Scondita. Mangiare insalata scondita nei giorni di pioggia deprime oltre l’inverosimile, sapete, e l’estate sembra più lontana che mai.

Anche la prova costume, in effetti.

Dov’erano, quei Pandistelle?

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