La sposa giovane, Alessandro Baricco.

Devo fare cose, non appena Grande andrà a dormire dopo i Paw Patrol e Piccolo smetterà di ululare quelle che sembrano imprecazioni perché lui di dormire non ha per niente voglia.

Dieci minuti fa, mangiando uno yogurt (era il mio dessert) ho finito l’ultimo di Baricco, La sposa giovane. L’ho preso d’impulso sul Kobo Store, non avevo letto nessuna delle critiche (tutte negative) prima. Compra, scarica, leggi.

È l’unico altro libro di Baricco dopo Oceano Mare che io sia riuscita a leggere. Dire che mi sia piaciuto è forse una forzatura, non lo porterei con me sull’isola deserta, ma mi ha colpita.

Mi è piaciuto, anche se ne riconosco la furberia, che i personaggi non abbiano nome. Mi sono piaciute le frasi bariccheggianti, i virtuosismi, tanto che forse rileggeró Seta, e gli altri, non sempre siamo pronti per i libri che incontriamo. MI è piaciuta la metafora delle maree, delle digressioni, l’arrogante tracotanza con cui lui dichiara di essere nato per scrivere.

La storia è così rarefatta che quasi non c’è, si intuisce appena: l’atmosfera è quella di chi aspetta Godot, ma ad essere atteso è il Figlio, promesso sposo della Sposa giovane. La quale ha subito le violenze del padre in Argentina, intrattiene rapporti saffici con la Figlia (la cognata) e la Madre (suocera), nonché con lo Zio. Insomma c’è un sacco di sesso, del resto in qualche modo bisognava riempirle, le pagine. La terza persona narrativa spesso lascia il posto alla prima, con una fluidità sorprendente, anzi disarmante.

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Mi è piaciuto questo passo, tra tutti, perché stamattina parlando ad una persona mi è successo di dire la stessa cosa, e cioè che mentre corro scrivo, nel senso che compongo frasi e interi post che poi mi basta trascrivere. Mi basterebbe, perche a volte il resto delle cose da fare mi costringono a lasciar scivolare via le frasi accumulate una sopra l’altra come il respiro affannato dei primi venti minuti, poi tutto inizia a funzionare spontaneamente meglio.

La sposa giovane mi è parso  un esercizio di stile, gradevole nella misura in cui per passare un paio d’ore si preferisce lasciarsi cullare dalle maree di un mestierante sagace e consapevole anziché soccombere al piattume mediocratico dell’editoria contemporanea.

In breve, Baricco se la tira oltre misura, ma la sua beffarda arroganza è meno ingiustificata di quella di molti altri.

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