Una rossa che corre.

Giovedì scorso mi sono tinta i capelli di un rosso ramato che mi piace da impazzire. Sognavo di farlo fin da adolescente, ma non avevo mai avuto il coraggio, prima.

Non è che sia chissà che impresa, ma io sono bionda da 32 anni e questa cosa di diventare una rossa mi ha abbastanza coinvolta emotivamente.

Prima di prendere la decisione ho googlato per cercare che colori indossino le rosse, giusto per non buttare tutto il guardaroba, e ho scoperto di poter mettere tutto tranne un paio di maglie color rosso fuoco.

Una di intimissimi che mi ha regalato Helen mi sta dando grosse soddisfazioni, perché è di un verde bottiglia che con il mio rosso è perfetto, e si vede che anche i miei occhi sono verdi, quindi wow. Poi chi di verde si veste di beltà sua si fida, dicono, ma pazienza, che volete farci.

Il rosso su di me è abbastanza credibile perché ho la pelle molto chiara, occhi verdi e sopracciglia bionde, e si intravedono ciocche appena più chiare (avevo le méches bionde) il che muove un po’ il tutto, mi piace come non pensavo fosse possibile, temevo l’effetto cougar wannabe di certi rossi da “mi do una seconda chance, ora penso a me stessa e altra fuffa da pre-menopausa precoce.

Delle rosse dicono molte cose, soprattutto di quelle naturali, ed altrettante ne dicono sulle donne che tagliano bruscamente capelli o cambiano colore. In effetti è un periodo di cambiamenti per me, ma non nel malizioso senso dei detti popolari, anzi, quasi nel senso opposto, visto che per una serie di motivi che non sto qui a divulgare, visto che sono nostri solamente, in realtà siamo più vicini che mai. E naturalmente non sono neppure incinta, altrimenti non mi sarei sognata di tingere i capelli.
image Un intero post a parlare di capelli rossi fa parecchio Anna (dai capelli rossi), ma stasera avevo davvero voglia di iniziare a scrivere e vedere cosa ne sarebbe uscito. È stata una giornata molto lunga e densa, soprattutto rispetto a quelle vuote e lente di poco tempo fa, e stento a credere che sia solo lunedì; se mi avessero detto, anche solo un anno fa, che sarei uscita di casa alle sei di mattina per andare a correre sotto la pioggia avrei riso di gusto, invece oggi è andata così ed è stato bello, davvero. Pioveva poco, io avevo un impermeabile, qualche giorno fa avevo cercato online i K-way, costano 90 Euro, ne ho preso uno di Brugi a 10 euro, va bene uguale. Questa foto ovviamente è di qualche giorno prima.

Poi ho il telefono, con RunKeeper per tenere d’occhio i km e la velocità media, e ascolto musica, di solito in riproduzione casuale, perché così ogni volta mi sorprendo a pensare uh bella questa (lo sono tutte, ovviamente, se no non sarebbero in playlist, ma è uguale, quando ci sono quelle meno belle mi ripeto dai, corri fino alla fine di questa che poi magari capita una meglio, quando succede poi continuo a correre e mi pare più semplice. Sciocco, ma funziona).

Sono una principiante assoluta, corro da 5 settimane appena, tre volte a settimana: ora sto facendo i 5 km in 32 minuti, corro a circa 6’30″km, vorrei migliorare o arrivare almeno ai 10 km con il tempo. Ma andrò con calma, mi fanno male le ginocchia quando esagero, sono vecchietta e fuori forma, ho bisogno di tempo, costanza e pazienza, doti che possiedo a dosi meno che omeopatiche, ma che forse la corsa mi sta insegnando.

Non diventerò un’evangelizzatrice della corsa, non farò gare (sono già abbastanza competitiva di mio) e mi limiterò a correre, respirare, concentrarmi.

Tempo fa ho letto L’arte di correre, Murakami, perchè io non riesco a fare le cose senza leggerci su un sacco, sono una di quelle che studiano, studiano sempre. Sono rimasta un po’ delusa dal libro, mi sono riconosciuta in pochi passi. Il giorno dopo averlo terminato sono caduta sul ponte di ferro che attraversa il fiume, mi sono ferita alle braccia, ammaccata le ginocchia, ma più di tutto bruciava l’indifferenza dei ragazzi che passavano e non si fermavano a vedere se il mucchio scomposto di ossa e carne lì annodato a terra respirasse o meno, e il fastidio di essere caduta all’inizio e non alla fine.

Ma sono passate in fretta, le botte, sono guarite velocemente le ferite, e sono riuscita a mantenere il mio proposito di tre uscite a settimana.

Ho comprato due paia di jeans da OVS, sono abbonata al loro 72D, perchè veste bene e costa poco. Sono elasticizzati, quindi vale meno, ma sono taglia 40, ed era un altro obbiettivo importante. Ho tirato fuori pantaloni che portavo dodici anni fa, un tailleur azzurro a righe finissime bianche che mi piace molto. Le zip si chiudono, le curve di donna riempiono meglio certi spazi, è come avere un guardaroba nuovo di zecca, ed è esaltante.

Domani non andrò a correre, ma avrò parecchio da fare. Mi piace, avere molte cose da fare e da incastrare mi fa sentire viva, utile, dà più senso a tutto. Spreco meno tempo e faccio molte più cose di quando i tempi sono blandi. Do il massimo, sotto pressione, e mi sento stanca di una stanchezza più leggera.

Andrà tutto bene, sono una rossa, una rossa che corre.

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