Passerella.

Troppo da fare per scrivere, troppa vita compressa e centrífugata dentro giornate dense di istanti eterni e fitti come infiniti punti dentro una circonferenza. Pomeriggi di muffin al cioccolato e salti dentro le pozzanghere, montagne di vestiti da stirare e il cesto della biancheria sporca che non si svuota mai, amiche a cui dimentico di telefonare per troppo tempo, libri che neanche ricordavo più di aver scaricato, un mazzo di fiori a sorpresa e interi quartieri residenziali di Lego Duplo.

Una passeggiata lunga con gli zii, arriviamo fino in piazza ad Arzignano,  e per tornare saliamo sulla passerella che porta al Parco dello Sport. Ci sono passata milioni di volte a sedici anni su quella passerella, si andava alla Voglia Matta, c’erano le scritte oscene sui muri,  l’amministrazione si ostina a ridipingere tutto ma puntualmente le scritte tornano,  sempre nuove, sempre le stesse.

Avevamo sedici anni quando attraversavo

la passerella

all’inizio di sabati sera pieni di aspettative e speranze, volevo dovevo vedere Fabio, volevo sposare Fabio, mi bastava anche solo andare alle giostre di Ognissanti con Fabio, che era una cosa parecchio da morosi, invece lui mi aveva mollata il giorno prima, e niente. L’anno dopo lo incontrai in discoteca,  ci rimettemmo insieme ma durò tre settimane,  poi lo piantai in malo modo e smisi nettamente di sperare di incontrarlo. Adesso in quella foto c’é un uomo molto migliore di Fabio e anche dei pochi altri che ci sono stati dopo, e tiene per mano uno dei nostri figli. Grazie al cielo le cose non vanno quasi mai come avremmo tanto voluto che. 

Pochi minuti prima di scattare questa foto ho incontrato Laura, in piazza. Era nella mia classe del liceo, era alla voglia matta, a volte ci siamo anche andate insieme. Adesso abbiamo figli, tutte e due. Lei però mi prende ancora in giro per il tipo conosciuto in disco, quello che mi aveva dedicato Rewind di Vasco e io ero tutta in romantico deliquio prima che lei, Laura, mi facesse notare che “vorrei possederti sulla poltrona di casa mia con il rewind” non era esattamente romantico, come dire.

Oggi é arrivata su WhatsApp la notifica di un gruppo, quello della quinta D: da lì in poi, il delirio, con me che non perdo occasione di dimostrarmi egoriferita e pure un filino stronza nel cercare di ridimensionare la wannabe coolness di qualcuna con il mio sarcasmo dilaniante, non sempre gestibile, non sempre consapevole.

Pazienza. Sto iniziando a pensare che sia davvero, davvero venuto il momento di scegliere tra due opzioni: darci un taglio col sarcasmo o smetterla una buona volta di preoccuparmi così tanto di cosa pensano gli altri di me, magari dopo essermi lasciata scappare una delle mie stilettate.

Sono abbastanza sicura di scegliere la seconda.

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One thought on “Passerella.

  1. “Pomeriggi di … salti dentro le pozzanghere, montagne di vestiti da stirare e il cesto della biancheria sporca che non si svuota mai, amiche a cui dimentico di telefonare per troppo tempo, libri che neanche ricordavo più di aver scaricato… ”
    Per caso abiti nella casa a fianco alla mia e mi spii di nascosto?
    Mai smetterla con il sarcasmo! Come si potrebbe sopravvivere?

    Mi piace

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