Di complimenti contorti e planetarie elettromeccaniche.

Ieri sera siamo stati a cena da amici. Amici più giovani di noi, amici senza figli. Amici con la casa in ordine e i soprammobili fragili sui tavolini bassi, amici che mi hanno raccontato di leggere questo angolino di internet e di trovarlo divertente.

È sempre piacevole quando le persone mi dicono di leggere il blog, perché è diverso rivolgersi a un lettore immaginario o pensare che Maddalena, Roberto,  Lorella, Anna, Marco eccetera leggeranno le mie sciocchezze.

Mi hanno detto sai, non sapevo che pulire il forno fosse così complicato. Io che neanche più mi ricordavo di averlo scritto, questo post, li ho guardati come se fossero pazzi, poi ho collegato. Mi hanno detto cose molto carine sui post che scrivo, li trovano lunghi ma coinvolgenti, e rido da ieri sera al pensiero della frase che ha detto lui a un certo punto:

Capisci, ho finito e mi sono reso conto che erano dieci minuti che leggevo il post di una che puliva il forno, e mi piaceva pure!

È un complimento un filo contorto, ma è un gran bel complimento, mi ha messa di buon umore.

Per il mio compleanno, oltre alla Barbie più bella mai posseduta in vita mia, ho ricevuto un altro regalo. Lo ha comprato il papà di quello che mi ha regalato la Barbie.

È bellissimo. Solido. Elegante.  Completamente elettromeccanico, e io amo le poche, pochissime cose rimaste in grado di funzionare senza elettronica,  perché quello che non c’è non si rompe, lo diceva uno degli area manager dove lavoravo quando doveva vendere le macchine meno sofisticate (elettromeccaniche) in Latinoamerica. Forse lo diceva anche Henry Ford insieme a quella cosa sul Modello T disponibile in tutti i colori purché fossero nero, ma non ne sono sicura. Comunque io negli accesi scontri tra fans del Bimby e sostenitori del Kenwood ho sempre votato KitchenAid. È anche il più fotogenico, ragione già sufficiente a preferirlo nettamente, perlomeno nella mia scala di valori.

A differenza della Ford Modello T, il mio regalo sarebbe stato disponibile in un sacco di colori,  davvero, e io ero indecisa tra panna, rosso iconico e verde acquamarina, ancora più America anni Cinquanta di quanto già non sia. L’ho preso bianco.

L’ho tirato fuori dallo scatolone ieri, ogni tanto torno a fargli una carezza o due. La felicità non viene dalle cose, ma a volte ci sono cose che solo a posarci sopra lo sguardo e ricordarti che sono tue… beh,  non faranno la felicità ma un pochino tirano su di morale. E se ogni tanto giro per casa cantando gotta Kitchen Aid, Kitchen Aid sulle note della sigla dei Pokemon è tutto sotto controllo. Quasi.

In omaggio c’era il tritacarne, io ho preso anche l’accessorio per la pasta trafilata. Bigoli co l’arna rulez, insomma.

Il Kitchen Aid è bellissimo, è solido, e io lo amo. Mi fa venire voglia di fare focacce, pizze, crostate con la marmellata, pavlove, biscottini di frolla a forma di Gingerbread Man, buttercookies al cacao, macarons, tarte citron e diosolosacosa. Ma anche solo guardarlo, pensare come starà nella nuova cucina della nuova casa, se e quando avrò una nuova cucina nella nuova casa, ecco, mi rende felice.

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(Marco,  preparati, perché tra un po’ passerai dieci minuti a leggere il post di una che pulisce il Kitchen Aid. E compraglielo, a quello schianto di ragazza che hai sposato, fidati di me.)

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