Millennials: se li conosci (non) li eviti.

I MIllennials, anche detti Generation boomerang, Generazione Y e The next generation sono i nati tra il 1982 (1976 secondo alcuni) e il 2000: praticamente dopo gli yuppies, i baby boomers (che ora hanno tra i 46 e i 64 anni) e la silent generation (over 65, stile lavora e taci, insomma).

Ho letto il termine millennials per la prima volta qualche mese fa in un paio di articoli del New Yorker che parlavano di Lena Dunham, che è una versione femmina di Tarantino, nel senso che se Tarantino ha fatto Pulp Fiction a trent’anni e  ha vinto l’oscar, lei a 27 ha vinto due Golden Globe e 4 nominations per Girls, di cui è sceneggiatrice, protagonista e regista.

Comunque scoprire che la mia generazione ha un nome e delle caratteristiche mi solleva alquanto: ho un preoccupante ricordo di me preadolescente a guardare “Generazione X” con Ambra e Amici della De Filippi prima che diventasse la sottospecie di talent dal pongoregolamento che è oggi, quando era appunto uno di quei programmi che fanno parlare i giovani, con il fatto che i giovani di allora adesso hanno 45, 50 anni e non sono millennials ma, mi dicono le infografiche, sono della generazione baby boomers, cioè quelli nati nell’esplosione demografica successiva alla seconda guerra mondiale, tra il 1946 e il 1964, e mi chiedevo che accidenti di generazione sarebbe stata la mia. Avevo problemi grandi con cui occupare i pomeriggi, ho iniziato tardino a limonare come gli altri, ecco.

Scanzateve, baby boomers, arrivano i millennials.

Ma chi sono? Chi siamo? Perchè siamo? da dove veniamo e dove andiamo? (sono le undici e mezza di sera e quest’orario mi rende vagamente marzulliana,  poco poco, piano piano, come piace a noi). 

Succede che per una serie di infografiche che mi è accaduto di fare in questo periodo, tra cui una in cui si parlava appunto delle caratteristiche di noi millennials, sto riflettendo molto (tra un’imprecazione e l’altra) su diverse tematiche: come dare e ricevere feedback (cioè come dire a uno che quello che ha fatto fa schifo ai cani, senza umiliarlo eccessivamente, e come accettare che ti dicano che hai fatto un lavoro da schifo senza sentire il desiderio di gettarti dalla finestra del quinto piano dall’umiliazione o decidere che sono loro a non capire il tuo talento e non importa se è dall’asilo che nessuno capisce il tuo talento, è sicuramente, sempre e comunque colpa degli altri), ma anche quale ambiente di lavoro è ideale per noi millennials. Oltre a Mountain Wiew / Cupertino, si intende.

Ho beccato online una bellissimissima infografica animata di Goldman Sachs su noi millennials, ma per farla breve a quanto pare noi siamo più o meno così:

Siamo parecchio eterogenei, dal punto di vista etnico e razziale, nel senso che è una generazione trasversale a numerose nazionalità e culture anche molto lontane.

Siamo cresciuti in mezzo alla tecnologia, quindi siamo tech savy, cioè consumatori esperti. Siamo molto orientati ai social network, iperconnessi, tendenzialmente protagonisti e parecchio autoriferiti, generalmente sicuri di noi stessi, abbiamo aspettative elevate e siamo parecchio orientati al raggiungimento dei nostri obbiettivi, che le ricerce dicono, non sono tanto rivolti a prendere un sacco di soldi facendo un lavoro che non ci piace ma ci arricchisce, quanto piuttosto fare davvero la differenza, portare valore aggiunto all’azienda per cui lavoriamo. essere determinanti.

Siamo abituati al pensiero laterale e abbiamo spesso un atteggiamento problem solving, siamo molto più flessibili negli orari di lavoro, preferiamo lavorare quando e dove vogliamo, (il che spesso è l’estatto opposto di mai, nel senso che lavoriamo costantemente) costiamo tendenzialmente meno del personale esperto e maturo e abbiamo curve di apprendimento molto rapide. Abbiamo bisogno però di feedback immediato e costante per sentirci motivati, e di mentori, ovvero di persone di riferimento in grado di guidarci, dandoci sicurezza, ma anche di ascoltare e rispettare le nostre idee e proposte. Vogliamo continuamente nuove sfide, e cerchiamo di sfuggire la noia. Preferiamo il learning by doing, cioè vogliamo imparare sempre cose nuove strada facendo: non ci fermiamo davanti a qualcosa che non sappiamo fare, perchè siamo cresciuti sapendo che comunque su internet ci sarà una guida, un tutorial, un post di Aranzulla e non ci spaventa sbagliare e imparare lavorando.

Abbiamo bisogno di sapere in quale direzione sta andando la nostra carriera, e colsa dobbiamo fare per arrivarci. Vogliamo sapere qualche sfida ci attende, ed è molto meglio che dietro l’angolo CI SIA una sfida ad attenderci, altrimenti ci sentiamo demotivati e piantiamo tutto, con sommo fastidio delle precedenti generazioni che ci considerano un mucchio di sfaticati incostanti, arroganti e sostanzialmente incapaci.

Ci piace lavorare in team e tra le nostre priorità c’è quella di trovare-creare un ambiente amichevole e confidenziale nel posto di lavoro: mescoliamo vita pubblica e privata, relazioni personali  e professionali,online e offline con estrema disinvoltura. Siamo multitasking, ambiziosi, innovatori. Rompiballe, insomma.

Io mi riconosco in molte di queste caratteristiche, soprattutto per quanto riguarda la costante necessità di avere un feedback rispetto al mio lavoro, quella di essere guidata ma anche ascoltata, e la sete di cose nuove da fare, vedere, sapere.

Reasons-to-hire-Millennials-infographic Tech-savvy-Millennials

IMAGE CREDITS

Insomma, io mi assumereI?

A volte penso di no, perchè oltre a tutti quei pregi che le ricerche sembrano attribuire a noi millennials mi sembra di riconoscere parecchi difetti: io ad esempio sono poco precisa, molto suscettibile, dannatamente insicura sotto certi aspetti e forse troppo da altri punti di vista. Sono frettolosa, caotica, disordinata, salto di palo in frasca, voglio fare tutto e finisco per farlo male, il che mi devasta, perchè io non accetto di deludere gli altri, nè me stessa. Non me lo perdono, semplicemente, Poi finisce che quando ricevo un feedback negativo mi si risveglia il cervello rettiliano e partono gli ormoni dello stress da feedback, mi agito, vado in palla e basta, ciaone, come si dice oggi, non ne combino una giusta che sia mezza.

Un altro problema che dobbiamo affrontare noi millennials secondo me è quello di stabilire il limite tra lo spirito di innovazione, cioè il senso pratico di chi sa che esiste una tecnologia in grado di aiutarci e anche ridurre le possibilità di errore umano, oppure semplicemente di quando pensiamo che fare a modo nostro ci aiuterà a rendere i processi più snelli ed efficaci, e la necessaria dose di umiltà che ci impedisca di fare il passo più lungo della gamba, per poi farci male di brutto per non aver saputo, voluto ascoltare chi quelle cose le fa da un sacco di anni in un modo che a noi sembrava inutilmente laborioso e complicato.

Trovare il confine giusto tra “è sempre stato fatto così e ha sempre funzionato” e “ma adesso potremmo fare così, per questo e questo motivo” non è sempre facile, anzi, non lo è quasi mai. Qualche anno fa ho assistito a un passaggio generazionale aziendale e sono state versate, metaforicamente ma non troppo, lacrime e sangue da entrambe le parti:  mi sembra, leggendo letteratura in proposito, che la situazione sia più o meno la stessa quasi ovunque, e che far combaciare le priorità di tutti, un po’ cedendo e un pò avanzando, sia un lavoro di diplomazia e pazienza che richiede un botto di tempo.

Ogni generazione ha le sue priorità; realizzando le infografiche di questi giorni mi sono resa conto che quelle che pensavo fossero mie caratteristiche personali sono in realtà tratti tipici della mia generazione, e la cosa è abbastanza consolante. se devo essere sincera. Per me non è facilissimo fermarmi e ascoltare, travolta come sono dall’impellente, impetuosa necessità di fare, ma dovrò sforzarmi in tal senso, in sintesi, darmi una calmata.

Non è facile neppure filtrare il flusso abbastanza trasparente dei miei pensieri, nel senso che a volte mi scappa di far capire in modo abbastanza inequivocabile al mio interlocutore quel che penso di lui, cioè che è un idiota, e non sempre aiuta, diciamo. Altre volte mi capita invece di ascoltare, non capire una mazza e convincermi in tempo reale che l”idiota sono io. il problema è che l’espressione che mi compare sulla faccia è la medesima di cui sopra, il che complica certe situazioni, ma ci sto lavorando.

Lascio perdere i casi in cui ho davvero un idiota davanti o al telefono, casi che mi pare siano piuttosto frequenti e in cui continuerò a non filtrare espressioni o risposte, che non siamo mica qui a smacchiare i giaguari, come dire. (O sì? C’è un tutorial, per caso, su youtube? Un wikihow? un vlog? sto andando bene? sono abbastanza millennial?)

Marò che fatica, essere millennials. E non sono neanche hipster, sai sennò che roba? Ciaone, proprio.

Ah, a proposito di feedback, io ho trovato LA TSHIRT. Credo che la ordinerò.

blody_hell_tee(“Non è proprio quel che avevo in mente.” trad: che cazzo è sta roba?)

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