Di soste in autogrill e canzoni stonate urlate al cielo lassù.

Di solito evitiamo di fermarci in Autogrill: in fondo Montecchio – Mestre sono appena 60 km, la parte più lunga è dopo, dalla barriera su su fino alla grande curva intorno alla laguna.

Di solito ci andiamo di sera, perché è più fresco, c’è meno traffico, capace che se accelera un poco ci mettiamo poco più di un’ora, il che non dispiace. L’altra volta però m’ha preso una sete pazzesca, ma proprio tremenda, e ci siamo fermati in quello vicino a Padiva Ovest. Padova Ovest è dove c’è il cinema di Limena (cinemaLimena è uno dei ‘nostri’ scioglilingua preferiti, fin da quando eravamo fidanzati e ancora ci ricordavamo cosa significa vedere un film su un maxischermo con altre persone in sala e senza sette pause pipì né 2456774 domande più o meno esistenziali sulla trama. Non vado al cinema da 5 anni, mi manca, era sottinteso).

Comunque ci siamo fermati e ho preso da bere, ho guardato i libri senza comprarne nessuno (ormai compro solo ebook, costano meno, non occupano spazio e mi sento meno in colpa se esagero) e mi sono sentita molto virtuosa per aver attraversato tutto il percorso obbligato studiato dai geniacci stramaledetti del visual merchandising e dell’impulse buying. Stavo per pagare e uscire, poi mi hanno fregata: un elicottero radiocomandato, che ha funzionato circa tre secondi prima di rovinare a terra rompendosi.

Marito dice che riparerà. Non so chi. Soprattutto non so quando.

Comunque dopo l’elicottero avevo deciso che non mi sarei più fatta fregare dalle Autostrade, che la prossima volta mi sarei portata da bere da casa, che avrei fatto pipì prima di partire e tutte cose.

Però.

Però al quattrenne stasera tornando a casa scappava la pupù, quindi abbiamo come dire “provato” l’autoristoqualcosa in zona Mirano – Dolo. Fighissimo, eh, tutto minimal bianco con le doghe in legno, roba da mangiare bio bio eco bio in collaborazione con Veronesi, bagni con il mosaico e le luci led incastrate e i lavandini lisci e fotocellule ovunque. Anche sulla tazza, con secchiate d’acqua in automatico ogni sette secondi, che sfido chiunque a concentrarsi nella… produzione, con la doccia á la Gwyneth ogni due per tre.

Il quattrenne se l’è cavata con solo ventitré domande,  e quindici minuti dopo siamo riusciti a guadagnare l’uscita, miracolosamente si usciva dall’entrata quindi niente sfilata di giocattoli, niente richieste nè suppliche, liscia.

O quasi.

Ehm.

Ho visto un cd. Una raccolta. Non ho resistito. Non ho neanche provato, onestamente.

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Era da un sacco di tempo che non cantavo così di gusto in macchina.

(Lui, il quattrenne, mi ha detto grazie grazie Mammalessia che mi hai comprato i cd, facendomi sentire ancora più in colpa. Magari aspetto qualche anno a dirglielo, che li ho comprati per noi adulti, che dite?)

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