Cose che voi umani.

Sono le otto di mattina.

Dopo essere arrivata praticamente in Croazia a piedi e aver faticosamente guadagnato la strada del ritorno senza più nemmeno un cm di pelle asciutto, con le borse della spesa appoggiate a terra lì accanto aspetto in fila al solito bar le brioche per i miei uomini a casa.

Fa un caldo illegale,  reso ancora meno tollerabile dall’umidità che ti si appiccica alla pelle togliendoti il respiro. Davanti a me, una signora dai capelli azzurrini e il caftano lungo candido si deterge la traspirazione con un fazzolettino ricamato, perfettamente stirato, anch’esso bianco che più bianco non si può. Le signore come lei non incrociano nulla di più alto delle caviglie, non appoggiano mai i gomiti sul tavolo e non sudano, si limitano a traspirare leggermente.

Giunge il turno della signora mentre cerco di non grondare sul basilico, sentendomi più rozza che mai. Lei ripone il fazzolettino nella pochette con la chiusura magnetica di metallo e ordina, serafica una cioccolata calda.

Io e il barista ci guardiamo, in silenzio.

La signora ha vinto, tutto.

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