Sempre controvento.

Non scrivo qui da molti giorni. Non ho tempo è la classica scusa, ma la verità è che a parte stupidi decaloghi sui peggiori vicini di ombrellone, visti, rivisti e stravisti, in effetti non è che mi vengano poi molte idee.

Siamo al mare da molto tempo. I bambini sono irrequieti, il grande è in piena crisi di gelosia-capricci-crisi isteriche, alterna momenti di stupefacente maturità a ore di delirante isteria, io ho poca pazienza. La cosa che mi sorprende è che nonostante i miei assidui sensi di colpa per quando sbotto e lo sgrido forte, diverse persone mi hanno presa da parte facendomi immeritati complimenti per la pazienza.

Una pazienza che a me sembra appunto di non possedere affatto, eppure da fuori sembra che. L’altro giorno si è messo a urlare AIUTO! AIUTO! nell’affollata spiaggia di agosto perché non voleva i piedi sporchi di sabbia, né voleva andare a risciacquarli in mare, né tantomeno sotto le docce. È terrorizzato dal mare, e non molto entusiasta della piscina: si annoia in fretta, non si concentra a fare nulla, non vuole stare qui né tornare a casa. Io ero terrorizzata perché tutti mi guardavano male, mi sono sentita una rapitrice seriale di bambini biondi, temevo mi chiedessero i documenti per provare che era mio figlio davvero. Si è calmato, dopo, con suo padre, e poi è tornato a casa cantando Pippi, la canzone tormentone di questa vacanza.

I miei nervi sono logorati, e io stessa non so se starei meglio a casa, nel paese deserto, o qui, dove al mattino posso uscire per camminare sulla passeggiata in spiaggia. Mangio poco e malissimo, bevo troppo con questo caldo. I capelli, i miei, sono biondo chiaro, la pelle leggermente ambrata, vorrei pesarmi per sapere se sono dimagrita come credo o ingrassata come temo.

Mi sembra di non avere mai tempo di leggere, ma scorrendo il Kobo in cerca di ispirazione per un post libresco mi rendo conto di non aver poi letto così poco. Qualche libro di Heinlein, Fiesta di Hemingway, che mi fa sentire ignorante perché Hemingway io non lo capisco, non l’ho capito mai, e deve per forza essere colpa mia. Poi Diego De Silva, ho scoperto “Non avevo capito niente” grazie all’iniziativa #leggoperchè e ho preso anche il seguito, “Mia suocera beve”. Con il primo ho riso moltissimo, ad alta voce, mentre il secondo era meno brillante. Ho iniziato a leggere “I Melrose” di Edward St. Aubyn, ma nonostante ci sia parecchia Inghilterra non mi sta prendendo. Ho iniziato anche “La pioggia prima che cada”, ma è sullo smartphone e mi rovina gli occhi, leggo poche righe alla volta. Ho iniziato pure Middlemarch, ma fatico a proseguire: vorrei iniziarne uno di David Foster Wallace che ero certa di aver scaricato, ma non lo trovo, qualcosa deve essere andato storto. Dovrei, vorrei approfondire gli americani, mi spiace non aver fatto letteratura nordamericana quando avrei potuto, invece di iterare letteratura australiana e del sud pacifico. Rimedierò, i great American novels costano poco in ebook se li compri in lingua, e riesco sempre meno a leggere in traduzione, mi perdo troppo a ricamare sulle scelte stilistiche del traduttore per godermi la storia.

Ho letto Giuseppino, di Sara Porro e Joe Bastianich, ho riso un paio di volte e l’ho terminato in un paio d’ore. Ho letto la Guida Astrologica per Cuori Infranti, leggero, piacevole, da ombrellone, se solo fosse possibile leggere sotto l’ombrellone con due bimbi piccoli, di cui il duenne pare molto interessato all’happy hour del bar. Sono antipatica, nervosa, scostante, insofferente.

Mi guardo allo specchio rimproverandomi per questo umore ingrato, sentendomi in colpa per non essere capace di godermi vacanze lunghe che farebbero invidia a molte mamme, ma mi manca la mia scrivania in ufficio. Cucino poco e male, tranne oggi, che ho fatto il risotto di melone e speck e mentre mescolavo mi davo della cretina perché io al 13 agosto con 36 gradi e parecchia umidità faccio il risotto. I costumi da bagno a balconcino mi sono grandi, i bikini mi stanno male, il bellissimo e costosissimo intero preso lo scorso anno mi è largo, ho perso 12 kg. Ingrassare per poterlo indossare è fuori questione.

Stamattina camminando sulla battigia ho pensato alle estati da bambina, andavamo al Sant’Angelo Village di Cavallino, tre km più a sud. Stessa spiaggia, stesso mare. Mi ricordo la Kinder disco delle otto nella piazzetta centrale del camping, i due parchi gioco, la grande piscina rotonda, il supermercato interno, carissimo, i gelati Algida. Mi ricordo la volta che i miei genitori mi fecero chiamare all’altoparlante, ero andata a imparare una coreografia nella tenda di una ragazza più grande, sua madre portava stracci coloratissimi e grandi cerchi alle orecchie, era una coreografa grassissima. Mi ricordo che mi addormentavo sempre in spiaggia sulle asciugamani buttate per terra, il mare mi metteva sonno, con i miei figli non funziona, purtroppo. Il piccolo inizia ora a parlare, dice bene ‘No’ e chiama il nonno stringendo tanto le vocali, dice là, e giù, e mamma e papà, e ciucio e ghighe, che è la sua amata tigre. Cammina, anzi, corre per chilometri, non vuole il pannolino e in acqua rifiuta i braccioli, batte forte le gambette e ride quando beve acqua azzurra dalla piscina. Il grande lo osserva, invidioso e intimorito insieme, e io non riesco a trovare la chiave giusta per accompagnarlo per mano fuori dalle sue paure. Sono una madre incoerente, troppo severa a volte, troppo accondiscendente il resto del tempo: qualunque cosa, è quella sbagliata.

È il periodo dell’anno in cui iniziò a pensare con nostalgia ai pomeriggi d’autunno, alla gonna scozzese a pieghe di quando ero in quinta elementare, che ancora mi entra e non è troppo corta, agli stivali neri, alla cioccolata calda quando fuori piove. Arriverà di nuovo la Festa di Ognissanti, quando Arzignano si riempie di giostre e bancarelle, porteremo i bambini chiedendoci da quando un giro sulla giostra costa due euro, e come mai non c’è più nemmeno un bianco dietro ai banchi stracolmi di cose brutte che sempre meno gente compra.

Alcuni cerchi si sono chiusi, finalmente, e ho respirato a fondo. Due progetti si stanno aprendo, con Lui, e un altro, più piccolo, per me soltanto. Se riuscirò a incastrare tutto, lavoro, figli, orari, palestra, stiro, senza diventare la folle isterica che già sono.

Ho comprato un bongo, ma non lo so suonare. È stato un raptus improvviso, io che non ho senso del ritmo e detesto le cose pseudogiamaicanizzanti, Marito mi ha guardata in modo strano e si è messo a ridere quando sono andata  su YouTube a cercare i tutorial per imparare, desistendo subito.

Dopodomani è Ferragosto, poi la gente inizierà a tornare a casa, e anche noi ritraslocheremo verso lidi domestici, imprecando per l’incredibile quantità di roba inutile che ogni anno mi ostino a preferire a quella sensata e necessaria.

Nel frattempo andiamo ancora avanti, fino al prossimo pontile, sempre controvento.

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