Una dilettante all’IKEA.

Oggi siamo andati all’IKEA.

E siamo sopravvissuti, mi viene da aggiungere. In effetti noi all’IKEA non andiamo proprio tanto spesso: da qui, la più vicina è quella di Padova est, sono circa 45-50 minuti se non c’è traffico, c’è da prendere l’autostrada.

Oggi però pioveva, Minions l’abbiamo visto, Inside Out esce la settimana prossima… Niente, siamo andati. Ovviamente abbiamo portato a casa un sacco di roba (si fa per dire) e non abbiamo trovato due delle tre cose che effettivamente cercavo, ma non importa, è anche questo il bello di andare all’IKEA.

Tra le cose che volevo, vorremmo, vogliamo ci sono le poltrone POÄNG, che io credo siano una delle poche, pochissime cose di arredamento che io potrei mai comprare da IKEA. Perché le POÄNG sono belle, sono comode, e noi tutti le amiamo. Adesso a casa abbiamo quella piccola, su cui però possono stare anche i grandi, e non abbiamo lo spazio fisico per comprare le due grandi che vorremmo. Proprio non ci stanno. Nella prossima casa però le metteremo eccome, io mi immagino già un nell’angolo lettura con una EXPEDIT (la BILLY no, che davvero, la guardi e le mensole giá sono curve) e due belle POÄNG. Già lo so, che poi arrivo a sera stravolta e ci trovo i ragazzi, quindi li fregherò e gliene prenderò una per camera, di PÖANG.

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Detto ciò, abbiamo comprato sei bicchieri, un tagliere di legno di quelli che appoggi al piano di lavoro, gessetti colorati, un tappetino con disegnate le strade per giocare con le automobiline, due cosi per appoggiarci il tablet (lui) o i libri di ricette aperti (io), e due ciotoline colorate per fotografarci dentro la roba da mangiare. Ho lasciato moltissime cose che quando le vedi lì sembrano utilissime e fighissime e di design e nordiche e poi invece a casa si rivelano per le ciofeche che sono, pertanto mi sento piuttosto virtuosa. Le ciotoline però le ho prese, che sono minimal e opache e nei colori giusti che poi con un po’ di lightroom o Snapseed mi escono proprio. Sono malata.

Se vi ho fatto venire voglia di IKEA, ecco qualche piccola raccomandazione di sopravvivenza.

1.Se per caso avete i passeggini e volete prendere l’ascensore, attenzione, perché la ridente famiglia vestita da spiaggia che ha affrettato il passo per essere certa di prendere l’ascensore prima di voi vi chiuderà la porta in faccia a prescindere dal fatto che il 50% di vostro figlio piccolo si trovi già fisicamente dentro l’ascensore.

2. Dopo aver occupato in quattro il 98% dell’ascensore, lasciando un comodo 2% calpestabile a noialtri sei, la famiglia sosterá per qualche minuto appena fuori dalle porte, impedendo a chiunque di entrare e/o uscire, per disquisire sul colore delle ante della cucina di zia Paola che però le ha prese all’ovvio.

3. Le persone magre camminano rapidamente, se devono fermarsi lo fanno ai lati dei percorsi o direttamente negli stand, assicurandosi di non disturbare o chiudere il passaggio. Le persone grasse sostano allineate in senso perpendicolare al percorso obbligato studiato dagli esperti di merchandising per insegnarci cosa ancora non sapevamo fosse estremamente necessario, fanno un sacco di casino e se cerchi di girar loro intorno ti colpiscono con una delle loro estremità, sia essa un arto, il carrello, una borsa o altro.

4. Ci sono delle scorciatoie: le scrivono in piccolo, ci mettono le tende per dissuaderti, ma ci sono. Prendetele, se volete arrivare dopo due ore alle casse e scoprire che le lampade che vi servivano erano nei due mq di esposizione che avete saltato.

5. Se prendete i carrelli-passeggino che ci sono al primo piano, vicino ai bagni, sappiate che dovete restituirli prima di pagare: nei parcheggi ci sono delle ingannevolissime isole dove però non li puoi agganciare, e per forza che ti vendono il tavolino LACK a 5 euro, con tutti gli euro che scuciono ai genitori esausti che abbandonano i carrelli passeggino senza riscuotere l’euro, so’ bravu tutti. Io ne ho fatta una questione di principio, oggi, e sono tornata su a portarcelo. Poi pensavo di prendere l’ascensore e tornare giù, ma siccome c’erano i cugini ancora più grassi e spiaggiati della famiglia di prima che aspettavano l’ascensore per salire, ho preferito nettamente rischiare la frattura del femore per scendere al contrario le scale mobili, che salgono e basta, pur di non rifare tutto il tour obbligato e tornare in cassa con ventisette scatole, tre cuscini e dodici bottiglie di vetro col tappo in sughero, troppo piccole per usarle ma oh, così fotogeniche.

Il bello è che ora per un altro paio d’anni dubito che mi verrà davvero voglia di tornarci, capito. E lui lo sa, e tornando in autostrada rideva sotto i baffi.

(Niente specialità svedesi, niente librerie, niente scarpiere, niente scatole, e mi sono pure dimenticata di fregarmi due o tre matite. Che dilettante, accidenti).

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3 thoughts on “Una dilettante all’IKEA.

  1. Ecco, io invece andrei tutte le settimane all’ikea.
    E ogni volta esco con ciotole/ciotoline/piattini/bicchieri/stoffe e chi più ne ha più ne metta.
    E mi metto pure a guardare le novità del mese sul sito per poi cacciarle nella wish list. Prima di andare al negozio però controllo che effettivamente siano disponibili per non fare un viaggio a vuoto (che a vuoto poi non è. mai.)
    Al posto della Bibbia tengo sul comodino il catalogo Ikea e a questo punto mi chiedo: Dottore, è grave?

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  2. Io sono riuscita ad arrivare alle casse e chiedere alla commessa “mi scusi dove trovo l’uscita senza acquisti'” … mi hanno guardata come fossi un’alieno!
    PS: io adoro l’ikea!!!

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