Una giornata senza pretese (non ci succede / una volta al mese.

Stamattina siamo stati a Brescia, io e Lui, per una cosa importante che stiamo facendo. Ho messo una gonna, un paio di scarpe nere che una volta si chiamavano décolleté e adesso invece va di moda definirle pump, una cosa stile il passaggio da fuseaux a leggings, da elementari a primaria, credo.

Comunque già camminare su un tacco dieci dopo sei mesi è impresa ardua, se passi il resto del tempo in sneakers rasoterra, più con ogni singolo muscolo indolenzito dalla prima lezione di tennis, e un acciottolato imprevisto, beh l’effetto è tutto, tranne che elegante e sexy.

Ma non importa.

Se poi come noi vi fermate all’autogrill perché la cosa è durata più del previsto e ci sta solo un panino al salto prima di tornare a casa, sappiate che se la cassiera vi dice che “vi esce la macedonia e un dolce”, non è vero, perché panino Capri e bibita fa sette euro, mentre il menù che vi sta convincendo a prendere costa otto euro e dieci, pertanto se la macedonia o il dolcetto non lo prendevate pagavate mica uguale. E sappiate che ci sono i peluche dei minions, e anche il treno Frecciarossa giocattolo, che così prima di pagare al casello vi torna in mente che comunque col Frecciarossa Vicenza Milano costa 56 euro A/R che se niente niente sei in due gasolio e pedaggio spendi meno. Sedici euro di due panini, un’acqua e una coca sono una cosa VERGOGNOSA. E sì, oggi sono in spending rewiew.

Poi, dopo aver stirato due ore e aver ritirato figlio 2 dal nido, aspettato figlio 1 che arriva col pullmino, portato all’attività sportiva figlio 1, consegnato alla nonna figlio 2, ritirato figlio 1, consegnato alla nonna figlio 1, sono andata alla riunione del nido.

Alla riunione del nido la direttrice propone che i genitori si presentino, io sono la terza, prima di me ci sono due padri, io me ne esco con “sono il padre di (nome di figlio 1 anziché 2)” e tutti ridono.

Alla riunione del nido la tizia due posti avanti a me ha un che di familiare, sembra la stronza immane che tanto mi umiliò prendendomi in giro la prima volta che andai a Berlino, alla fine della terza media. Ero sfigata, con ancora più complessi dei già numerosi brufoli, e mi massacrarono: tranne quando non sapevano leggere la piantina della S-Bahn e U-Bahn o non capivano l’inglese, allora erano carini. Li ho odiati.

Comunque con la scusa delle presentazioni ho potuto scoprire che era davvero lei senza doverle chiedere se lo fosse e poi trovarmi nella poco piacevole situazione di spiegare che io ero la sfigata di cui sopra. Questa ha tre anni più di me, ne dimostra tredici di meno, è una sventola di ragazza. ED È SIMPATICA, mortacci sua.

Poi c’era una che si ricordava di me perché è amica di una ex collega, e io ovviamente non avevo idea. Non ho memoria per le facce, la gente mi saluta e io devo abbozzare. Spesso mento spudoratamente, se mi spiegano chi sono in tempo utile, altrimenti abbozzo, lascio morire le frasi, bofonchio.

La riunione è durata un’ora, poi ho passato una trentina di secondi di panico perché non trovavo l’auto dove ero certa di averla parcheggiata, e un istante prima di chiamare Lui ululando di disperazione mi è venuto in mente dove l’avevo lasciata. Siamo andati a ritirare le due creature, che stranamente dormono già da mezz’ora. Ho svuotato lavatrice e asciugatrice, riposto i capi stirati oggi, e sta cuocendo il ragu mentre scrivo questo post.

Avrei da stirare ancora, e da leggere: le sei lezioni americane di Calvino sono il mio personale concetto di comfort food, ma per la mente e l’anima. E non fanno ingrassare. Il che mi ricorda quei due chili che ho ripreso in agosto e non vanno via, e lo so perché, è colpa mia, è colpa mia.

Continuerei a scrivere ancora, ma mi sa che il post è uscito nojosetto, e poi come disse Forrest… Sono un po’ stanchina. Ma pedalo, eh.

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