Halloween.

Certezze poche, ma assolute, da queste parti. Dove una delle suddette certezze, inossidabili e granitiche, è sempre stato il profondo fastidio per Halloween, fin dai tempi in cui il 31 ottobre era festa studentesca al Boom, o alla Corte degli Aranci e potevi usarlo come scusa per vestirti un po’ da zoccola, senza che nessuno potesse dirti che eri oggettivamente vestita da zoccola, perché era il costume.

Io trovo abbastanza stupido festeggiare Halloween, un po’ per via del pippone che non è una festa nostra, che si chiamava Samhain ed era una festa celtica, che è una macchina da soldi per via di tutto il merchandising, e ultimamente, da quando ci sono i social, che Halloween di media ha già rotto il cazzo al 15 ottobre, tra ricette, DYI e “simpatici viral”. Poi mi fa anche ridere il prete di turno che ancora “combatte” contro le feste “pagane”, come se Ognissanti non fosse stata istituita da qualche Gregorio (lo stesso del calendario, presumibilmente) per cancellare Samhain e appropriarsi della festività cristianizzandola, un po’ come Natale, fissato al 25 dicembre per sostituire il solstizio. (Se rileggo ad alta voce l’ultima frase mi si annoda la lingua fino all’equinozio, comunque). Inoltre io Halloween lo odio da quella volta che ho passato il pomeriggio ad attaccare ragnatele nel bar dove stava sempre il mio fidanzatino di allora, e poi la sera mi ha piantata senza piantarmi ma io ho capito che era l’ultimo bacio e quindi ho pensato ma stronzo me lo potevi dire stamattina che almeno oggi andavo a fare di meglio che attaccare stupide ragnatele in uno stupido bar. Invece ho pianto e ho implorato non lasciarmi ti prego, lui ha detto ma no figurati e il giorno dopo ha cambiato numero di telefono. Ho superato la cosa, ovviamente, in pochissimo tempo, circa nove anni. Per dire, non è che abbia tutti ‘sti ricordi divertenti di  Halloween.

Di fatto poi non credo molto nei travestimenti in generale, e non ho mai avuto bisogno di una maschera per essere io. Okay, tranne per certi nickname usati sul web, ma non conta. Uhm. Forse.

Comunque ho sempre trovato questa festa forzata, finta, sciocca, una festa che non mi appartiene. Anche Carnevale, eh, che invece è latina e cattolica. Ma Halloween con la storia di suonare campanelli in giro, beh, è peggio.

I miei figli non lo faranno, ho sempre giurato a me stessa.

Ecco perché stasera, tra le otto e le otto e cinque ho ritagliato due pipistrelli e due ragni dalla carta da pacchi blu scuro (cartoncino nero non ne ho), estratto il costume da Batman dell’ultimo carnevale, ringraziato il cielo che Batman sia quello che è, cioè un uomo pipistrello, che ad Halloween i pipistrelli vanno forte, versato in un sacchetto tutte le caramelle che avevo in casa e aperto la porta alla prima spedizione di DolcettoScherzetto.

Io di suonare alla porta di sconosciuti no, non sono capace, perciò ho whatsappato una zia, la sua madrina, tecnicamente, e lo abbiamo fatto a lei, col quattrenne tutto contento che noi DolcettoScherzetto lo facciamo in macchina che si sta più caldi e comodi. Poi la dinamica mi sa che non l’ha molto afferrata, perché lui entrava col sacchetto e offriva i dolci, ma non importa. Iddio benedica le fate madrine, e anche le zie madrine.

Io ho abbandonato senza esitare oltre trent’anni di convinzioni etico-storiche per vederlo sorridere, lui ha dichiarato che si è trattato dell’Halloween più bello della sua vita, sorvolando galantemente sul fatto che fosse anche l’unico, e siamo entrambi molto poco coerenti e insieme parecchio felici.

(I genitori che permettono ai figli di suonare campanelli alle dieci di sera però, ecco, l’avevo appena convinto che no, è finito, sono tutti a letto ora, insomma, abbiate pietà, che se scopro chi siete vengo io a farvelo, lo scherzetto, ma alle quattro di mattina. E poi i petardi, non è mica San Silvestro.

Si capisce che mi sono vestita da madre rompi, vero? Altro che zoccola, come ai vecchi tempi: maglietta della salute di lana e piumino, chè non ho più vent’anni. E grazie al cielo, aggiungo).

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