Essere e tempo.

Ho bisogno di tempo, tempo per pensare e soprattutto tempo per scrivere. Ci sono stati momenti nella mia vita in cui ne avevo molto più di ora, e l’ho sprecato. Stupidamente, mi viene da aggiungere, se non fosse pleonastico (quanto amo questa parola), nel senso che sprecare il tempo è sempre stupido, non c’è un modo intelligente per farlo. Se impieghi il tuo tempo in modo intelligente, anche se non stai facendo niente di quello che dovresti, non è detto che tu lo stia sprecando. Mi sono incartata, temo, ma ciò che intendo dire è che a volte anche non fare nulla è importante, io per esempio faccio fatica a non fare niente. È uno dei motivi per cui non amo particolarmente guardare la TV, mi fa sentire passiva, inutile. Però la capacità di fermarsi e smettere di fare compulsivamente è fondamentale. In musica le pause contano almeno quanto i battiti, pare. In architettura i vuoti contano parecchio. È una questione di ritmo.

Ora vorrei avere più tempo per scrivere, per cercarmi dentro una storia che stenta a prendere forma, ma il lavoro, i bambini, le lavatrici, le cavallette. Soprattutto le cavallette, perché poi quando il tempo ce l’ho mi metto a fare altro, come i biscotti ieri sera, o i miei lavoretti stortignaccoli, e rimando, procrastino, rinuncio in partenza.

Il sospetto che mi assale mentre sono troppo impegnata a vivere per trovare il coraggio di mettermi finalmente a scrivere, però, è uno soltanto: tra un calzino e una lavatrice, tra un colletto di camicia e una lavastoviglie da svuotare, la domanda che mi risuona tra i pensieri è sempre la stessa; se le mie giornate non fossero così piene di vita, avrei davvero qualcosa di cui scrivere? Forse sì, ma non ne sono sicura. In passato, quando avevo davvero più tempo, mi trovavo a fissare lo schermo bianco come svuotata di tutto. Un bello spreco.

Non so davvero avrei la costanza, l’ostinazione necessaria a continuare a cercare dentro di me, a dare forma e struttura ai pensieri disordinati e confusi, alle frasi contorte e decontestualizzate, non so se sia veramente solo più tempo, quello di cui ho bisogno, o ben altro.

So solamente che scrivere sta diventando una necessità crescente, impellente, inesorabile e assoluta, un imperativo categorico esistenziale che non riesco ad ignorare, né assecondare pienamente. Allora continuo a ritagliarmi angoli di tempo, appena dieci minuti, per digitare in fretta sulla tastiera troppo piccola di uno schermo troppo luminoso, post come questo, dal titolo rubato a opere di ben altra levatura, post che non vanno da nessuna parte, pensando che anche questo, forse, è solo un altro spreco di tempo.

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