Nebbia così fitta da appoggiarci contro la bicicletta.

L’altro giorno dopo il nido del piccolo e la materna del grande, verso le quattro e mezza del pomeriggio siamo andati dalle mie zie parrucchiere a tagliare i capelli. Il loro salone non è molto lontano da casa mia, ma si trova in una zona più in pianura, a un paio di km dall’azienda per cui ho lavorato anni fa. Avevo dimenticato quanta nebbia riesca ad accumularsi in quella fossa che è la zona industriale di Montecchio Maggiore, l’altro ieri siamo passati da un tramonto roseo al muro di nebbia totale e assoluto nel giro di 1 km, mi è tornato in mente all’improvviso. Nebbia da appoggiarci contro la bicicletta, dicono nella bassa Padana, e loro di nebbia se ne intendono.

Oggi la nebbia è salita anche a casa nostra, mi sono fermata un istante a guardare frammenti di gialli e marroni e rossi saltar fuori dall’indefinito e sfumato grigiore opaco, e ho pensato che sì, la nebbia è un po’ triste, deprimente, ma se non devi andare da nessuna parte e hai tempo di guardarti intorno la nebbia è anche bellissima e magica.

Uno dei libri che ho amato di più è di Marion Z. Bradley, si intitola “Le nebbie di Avalon”, e racconta la storia di Artù e Morgana, Ginevra e Lancillotto. Le nebbie sono nebbie magiche, avvolgono il lago attorno all’isola di Glastonbury, e celano l’Altra Isola, quella che si raggiunge solo con la Magia, Avalon. Non posso fare a meno di pensare a quel libro, quando la nebbia è così forte.

Stasera alle sei siamo usciti io e il quattrenne, appena fuori dal cancelletto del condominio: ieri sera abbiamo trovato in casa dei gessetti colorati e non vedeva l’ora di provarli, quindi siamo scesi.

La nebbia era così densa, fitta e scura che neppure il lampione bastava per vedere che cosa stavamo disegnando.

Siamo saliti presto, e intanto io pensavo ai tragici venerdì sera di dieci, quindici anni fa, quando aspettavo tutta la settimana per poter uscire e poi c’era davvero troppa nebbia, e la mia serata sfumava tragicamente. Avevo la patente da poco, la macchina era quella dei miei genitori, il coprifuoco anticipava in quello che allora mi sembrava un irragionevole isterismo materno e ora riconosco essere invece solo buonsenso. E poi ho pensato anche che venerdi prossimo ho una cena, la prima pizza con le compagne di classe del liceo dopo la maturità, ed è probabile che ci sarà la nebbia. Avere trent’anni e rotti non ha solo svantaggi, la nebbia non mi fermerà, ho pensato, e poi subito dopo anche chedovrò iniziare a mettere la maglietta della salute, quest’umidità è tremenda, e che per fortuna stasera sono a casa, chi ha voglia di uscire con questa nebbia? Per dire, il cambio di prospettiva.

Ecco, cosa ho pensato oggi, dentro la nebbia così fitta da appoggiarci contro la bicicletta.

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