Tu scrivi una cosa e io indovino.”

È successo domenica pomeriggio, inaspettato come tutte le cose attese e sperate e” immaginate mille volte. Ha appoggiato il suo ditino sul foglio, scandendo una dopo l’altra le lettere. B, u, o, n. Buon! Mamma, ho indovinato, è scritto Buon! Ha continuato, N-A, Na, T-A, ta, L-E, le. Natale! Mamma! Ho indovinato, hai visto? Che bel gioco, facciamolo ancora, tu scrivi una cosa, e io indovino.

L’ho fatto, ha “indovinato”. Qualche lettera non se la ricorda, salta una sillaba a volte, ma lui legge. Compirà cinque anni a febbraio, abbiamo tutto il tempo del mondo per imparare meglio, per imparare di più. Ma lui legge, e io ho pianto di gioia. Saper leggere, cominciare a imparare a farlo, gli ho detto, è meraviglioso. È l’inizio di un numero infinito di avventure, è la fine della solitudine e della noia.

Lui era felice, soddisfatto per aver ” indovinato” e per avermi resa inequivocabilmente felice. Io ero sul punto di svenire, con i lucciconi agli occhi. Poi abbiamo scritto una letterina a Babbo Natale, l’ha scritta lui da solo, mi ha chiesto solo due lettere che non si ricordava come sono fatte. Abbiamo fatto un po’ di pratica, io che gli spiegavo che P e A si danno la mano e fanno PA, ma era la prima volta che lo sentivo leggere veramente qualcosa che non poteva sapere cosa fosse, nessuno lo aveva letto ad alta voce. Lui ha letto da solo le sue prime parole, sta diventando grande.

Più tardi siamo andati ai mercatini di Natale al mio paese, c’era un Babbo Natale con un aiutante renna, lui, il nostro piccolo e timido biondino, si è precipitato da Babbo a consegnargli una lettera in busta chiusa, ha scritto anche il destinatario sulla busta.

Il tizio vestito da Babbo è rimasto sorpreso ma ha ritirato la letterina, il quattrenne si è girato verso di noi con gli occhi accesi di soddisfatta felicità. Ci è sembrato ancora così piccolo che abbiamo sospirato di sollievo.

(Lui è andato al parco con papà, io sono tornata a chiedere che mi restituissero la letterina. Quando sarà grande davvero gli farà piacere averla, e sì, stronzate, quando sarà grande mi farà piacere averla, già adesso scoppio di orgoglio, figuriamoci).

Il mio ometto inizia a leggere, il mio ometto sarà libero di vivere milioni di avventure, di viaggiare con la mente, di vivere un numero imprecisato e indefinito di vite, di pensare con la sua testa.

(Per iscriverlo alla Sorbona aspetto, vero?)

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