Saldi&soldi.

Stanno per iniziare i saldi.

Di solito non mi frega un accidenti, un po’ perché ero troppo incinta o ancora in post partum con una imbarazzante quinta di seno da allattamento e mi piacevano solo camicette attillatissime che avrebbero come dire posto un dilemma, offrendo spazio per una sola tetta alla volta, un po’ perché la roba che avevo puntato il 24 dicembre di solito sparisce prima che io mi decida a trovare le forze per dedicarmi a questo ampiamente sopravvalutato sport invernale/estivo. Che poi quando esci con il chiaro obiettivo di rifarti il guardaroba non trovi neanche un foulard, invece se hai una fretta tremenda vedi tanta di quella roba sensazionale che vorresti provarti e che sai che ti starebbe divinamente se solo avessi trenta secondi ma un figlio arriva col pulmino e non puoi, e quando torni dopo una settimana perché nel frattempo si sono malati o si è rotta l’auto ci sono quindici capi della taglia più piccola in cui non entri neanche in apnea e dodici di tre taglie in più in cui sembri una balena spiaggiata.

Tragedie vestiarie a parte, comunque, on il passare del tempo mi capita sempre più spesso di comprare meno e meglio, e la qualità si paga. Con i saldi si può pagarla meno, il che non guasta.

Dopo i trenta una bene o male sa cosa le sta e cosa no e certi classici intramontabili che fanno lo stile e trascendono l’effimero e ciclico ripetersi delle mode sono veri e propri investimenti. Meno sintetici cheap e più cashmere o merinos, ma anche i nuovi materiali che non si stirano e respirano e traspirano mi interessano parecchio.

Bianco e blu con un tocco di rosso fanno darsena, che a me piace da matti, little black dress che ti salva sempre, da te stessa soprattutto, jeans tagliati con astuzia e poco, molto poco, ma eccezionale veramente, e non mi riferisco tanto alla fuffa fashionista bensì alla manifattura di qualità, sempre più difficile ma non ancora impossibile da trovare. Maglioncini a V e camicie tagliate bene, una longuette ( ogni anno si allungano le gonne di un cm, dicevano, io mi prendo avanti) e un paio di pantaloni neri. Una ragazza non ha mai abbastanza pantaloni neri. Mai. Io ne ho solo un paio che mi stia. Devo rimediare.

Io sto cercando di evitare sempre di più le robe stile Zara o H&M e sto tornando ai negozi di una volta, quelli dove guardi in faccia il negoziante e ti fidi. Mi piace, potendo, l’idea di tenere in piedi le botteghe nelle piazze, fuori dai centri commerciali anonimi e tutti uguali, mi piace andare in un posto e sapere che qualcuno sa cosa potrebbe piacermi e cosa no, e ha l’intelligenza per dirmi onestamente se una cosa mi sta o meno, perché una cliente soddisfatta è una cliente che torna. Dei marchi mi importa quando hanno senso, quando mi aiutano a definire il mio stile e a dire chi sono io, e non quando mi trasformano in un tabellone pubblicitario ambulante senza alcuna personalità.

Mi piace la moda quando la ricerca, la sperimentazione e il design non sono fini a se stessi bensì mi fanno stare più comoda, mi fanno sentire adeguata alle circostanze, mi aiutano ad accettare gli inevitabili difetti del mio corpo che non torna mica più giovane, accidenti. Il vantaggio di non avere più vent’anni è che puoi permetterti capi più costosi e confezionati meglio, lo svantaggio è che non hai più vent’anni e quindi non ti sta più bene uno straccetto qualsiasi.

Salvo poche (stronze) fortunate.

Non mi piace quando la tentazione di essere trendy a tutti i costi supera di gran lunga il buon senso, per non parlare del senso del ridicolo. Insomma fashion sì, ma inscopabili anche no, grazie.

Ecco, ci tenevo a condividere questi pensieri di sconvolgente profondità sui saldi, ora possiamo tornare all’esistenzialismo heideggeriano. Finché arriva il primo del mese e si azzera il plafond del bancomat, beninteso. 

Buon capodanno!

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(Crediti immagine)

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