Ho trovato un soldino e ho pensato che mi porterà fortuna.

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È un buon segno quando trovo un soldino per terra, ottimo quando è nuovo e lucido. Questo l’ho trovato oggi poco lontano da casa, e l’ho raccolto, insieme a qualche pensiero.

È arrivato finalmente, seppur atteso con ansia minore degli anni passati, l’agognato sei di gennaio, termine delle vacanze dei piccoli e ritorno alla condizione di tregua parziale e temporanea per noi sfiniti genitori moderni. Di tutte le cose che avevo fermamente stabilito di fare durante queste vacanze (che il 23 si annunciavano fosche e interminabili, ma che tutto sommato, retrospettivamente, sono scivolate via *abbastanza* in fretta) non ne ho fatta una che sia mezza. C’era il cinema, ma meh. C’era la piscina coi piccoli, rimandata. C’erano tre o quattro aperitivi con le amiche varie, c’era un massaggio per me, la manicure, shopping, un giro all’IKEA, la seduta di fotografia in famiglia con la mia amica fotografo. C’era da togliere il pannolino e il ciuccio al duenne, insegnare a leggere in modo più fluido al cinquenne, volevo portare marito a cena di sushi (io lo odio e lui lo adora) solo noi due, e gli hamburger di Rivetti da provare da tipo metà novembre.

Invece c’è stata la gastroenterite e ancora ho problemi di stomaco, e poi fiumi di capricci e lune storte e lenzuola da lavare e stirare e pomeriggi pigri di tempo lento, sonnellini e qualche passeggiata a prendere una boccata d’aria, e tutto sommato va bene così, cresceranno e faremo più cose insieme, sarà più difficile e insieme anche più semplice. Spero.

Stasera abbiamo fatto la festa della fine delle vacanze, con il duenne che di solito strepita quando suo padre esce e invece stasera gli hai detto ciao papà vai pende pizza mia e sbrigati tra le righe. Quello di cinque anni non è molto felice di tornare all’asilo domani, preferisce di gran lunga stare a casa, quindi ha chiesto cosa ci sia da festeggiare in merito alla fine delle vacanze. Volevo dirgli che quando sarà genitore lo capirà da solo, che cosa ci sia da festeggiare, ma ho preferito glissare optando per un diplomatico resoconto di tutte le cose positive della materna rispetto a casa.

Si torna alla faticosa, rassicurante normalità di sempre. Domani disferemo insieme l’albero, comprerò finalmente un sottovaso decente e lo metterò sul terrazzino, il nostro piccolo pino, metterò la sveglia periodica sullo smartphone per ricordarmi di dargli da bere, e a marzo lo pianteremo nel posto che sappiamo noi.

Decideremo da cosa travestirci a carnevale, mescolando i coriandoli dello scorso anno ai nuovi e soffiando stelle filanti, aspetteremo i primi giorni di sole che scaldano i sorrisi delle ultime settimane d’inverno e non avremo paura della pioggia sotto i nostri ombrelli trasparenti e gialli.

Siamo sopravvissuti alle vacanze e al virus intestinale, adesso fino a marzo dovrebbe essere tutta discesa. No?

(Dice sì, ma coi freni rotti. #speriamochemelacavo)

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