“Come fanno i delfini.”

Oggi il cinquenne mi ha spiegato che ha incrociato gli strap delle scarpe “come fanno i delfini”. Non parlava dei cetacei, ma del modo in cui alla sua materna si definiscono i bimbi del terzo anno, che è quello che frequenta lui anche se cinque anni li compie fra un mese, e tecnicamente ne ha ancora quattro, il che lo farebbe rientrare tra gli scoiattoli, invece.

Comunque dice che a lui piace così e che sono più fichi, incrociati. Ho sorriso a questa dichiarazione di stile, anche se non è certo la prima. Spesso nei negozi si sceglie da solo gli indumenti, prendendoli e chiedendomi se c’è la sua taglia. Quest’estate è entrato dentro un negozio di scarpe di quelli che si affacciano lungo il corso di Jesolo, ha preso un paio di havajanas e ha detto alla commessa che le avrebbe provate.

La settimana scorsa si è scelto due t-shirt e una felpa camouflage, per il servizio fotografico di sabato ha voluto una camicia. Azzurra. Si è guardato con approvazione nelle foto, oggi, ha detto che “la ragazza con gli ombrelli” è stata brava, siamo tutti belli. (Fiuu)

Guardando la foto delle sue scarpe mi è tornato in mente un verso che pensavo fosse di Szymborska e invece è di Tagore, e dice Ho il suono dei tuoi passi / dentro il mio cuore. Poi ho capito quale fosse il verso della poetessa polacca con cui mi confondevo ed è, se possibile, ancora più bello e vero, come verso d’amore materno, e fa così:

Ascolta
Come mi batte forte il tuo cuore.

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