Come le reginette che tenevano la corte.

Ho finalmente trovato una borsa abbastanza grande perché ci stia tutto quanto, inclusa volendo una reflex. Naturalmente ci perderò la vita a trovare di volta in volta quello che mi serve, ma è carina, è blu, costava poco. E con poco intendo poco poco vergognosamente poco, ma è di quelle che se non lo sai non te ne accorgi mica quanto poco, perché ingannano. Con buona pace dei miei saldi propositi di qualche post fa, incidentalmente, pazienza.

A proposito di borse, ho letto un po’ di post vagamente deliranti delle cosiddette blogstar, di cui non mi vergogno ad ammettere onestamente di invidiare molto i numeri, ma che a un certo punto sbarellano e perdono di vista il buonsenso, il senso di ridicolo e pure il senso di Smilla per la neve. Ora c’è la moda di disegnare agende o confezionare borsette, entrambe vendute a prezzi secondo me allucinanti, (ma finché c’è chi le compra fanno pure bene). Solo che questa cosa di sentirsi super imprenditrici mi fa un po’ ridere, a volte, mentre mi infastidisce il clima finto zuccheroso con cui si scambiano menzioni a vicenda. E no, questa non è invidia per chi ce l’ha fatta a entrare nel giro che conta, quanto piuttosto perplessità per quello che deve essere costato a un paio di loro in termini di dignità e rispetto di sé riuscire a essere  accettate da certe altre. Mi pare di tornare al liceo, o alle medie, con le reginette che tenevano la corte, e mi fa ridere e tristezza insieme.

Poi vedi che si citano e linkano e cuorano a vicenda, che gira e rigira lo fanno solo loro, che fanno questi super corsi online per imparare a diventare come loro, le consulenze a duecento euro l’ora su Skype, e provano a camparci, un po’ così e un po’ con le borse e le agende e i quadernini e i sacchettini con le sorpresine e i pidieffini che comprano quelle che vorrebbero essere come loro dichiarano di essere. Come quella che prima cerca lavoro online perché non arriva a fine mese, e la settimana dopo vende un corso su come diventare bravissime nel lavoro che non le permette di arrivare a fine mese.

Scherzi, vero, amica? Dimmi che scherzi.

(Non scherza, ci prova, e magari ci riesce pure.)

Rileggendomi passa anche la voglia di pubblicare questo post, più deluso che arrabbiato, perché suona davvero come la volpe e l’uva, dove la volpe disprezzava l’uva che non poteva raggiungere. Meglio volpe che gallina, beninteso, ma no, a quel prezzo non la vorrei, la visibilità. Perché più leggo più ho l’impressione che non ci siano numeri, dietro, che non ci siano fatturati, ma solo fotine puccy puccy e tonnellate di ipocrita autoreferenzialità. 
Però se anche solo una persona delle dieci che leggeranno questo inutile, invisibile post sente la mia stessa nostalgia per i blog di quando non eravamo blogger ma solo gente che ha voglia e bisogno di scrivere da qualche parte per svuotarsi la testa e non riempirsi le tasche, se anche una sola si fermerà a pensare, criticare, osservare e farsi un’idea giusto un attimo più oggettiva, invece che seguire il carrozzone (detta proprio triste alla Renato) delle adulanti donzelle al seguito delle reginette del ballo dal vestito a crochet, beh, allora saprò di non essere da sola.

Per tutto il resto, già lo so, sarò accusata di #soloinvidia. Pazienza.

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3 thoughts on “Come le reginette che tenevano la corte.

  1. Ho perso il conto di quanti blog ho smesso di seguire perchè ormai erano diventati una marchetta e una pubblicità unica… molto meglio i blog “di nicchia” che sono ancora alla vecchia maniera!
    PS: anche il mio non è un “mi piace” pucci pucci

    Mi piace

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