Niente SIGEP, grazie, ho altre rogne adesso.

Sono stravolta dalla stanchezza. Sono giornate dense di cose da fare pensare ricordare stampare inserire telefonare e poi lavare pulire mettere in ordine cucinare e tanti altri verbi all’infinito perché di cose da fare ce ne sono sempre tante e non finiscono mai. Oggi dopo aver fatto una spesa veloce e aver preso il piccolo al nido siamo rimasti per un po’ al parco giochi fuori casa a girare sulla giostra, ha voluto che salissi anche io e poi forte, diceva mamma vai forte più forte, e tutto il mondo intorno girava sempre più veloce mentre io tenevo fisso lo sguardo nel blu degli occhi suoi perché non mi girasse la testa, ho pensato a come fosse una metafora delle giornate in cui giriamo e giriamo sempre più forte tenendo fisso lo sguardo perché non ci giri la testa al pensiero di quanto ancora rimane da fare.

Poi ci siamo fermati ed è ripartita l’altra giostra, quella delle cose da fare, è venuta mia madre e mi ha chiesto come sto, se sono stanca, ho detto sì, sono MORTA, ma non tornerei indietro a quando avevo molto meno da fare. La vita mi sembra più semplice, quando è più complicata, sue no mi annoio, mi sento inutile, annego nel nichilismo.

Adesso devo scegliere tra dormire e prendermi tempo per me, scelgo spesso la seconda, a volte le palpebre decidono per me e cala la saracinesca a pagina due di un libro che volevo leggere da troppo tempo, ma va bene così, è come se fosse una stanchezza legale, giustificata e giustificabile. A me stessa, il giudice più implacabile di tutti.

C’è stato un momento nella mia vita in cui lavoravo molto più di adesso, sia in termini di estensione che di intensità. All’inizio sono stata felice, poi molto meno, e me ne sono andata. Allora per molto tempo non ho fatto nulla, o quasi, poi ho accettato un’altra offerta di lavoro per sostituire una incinta, salvo scoprire – due giorni dopo aver accettato e tre giorni prima di cominciare – che ero incinta anche io, da più tempo dell’altra, quindi nulla. Ho fatto un bambino, è nato, ho fatto la mamma, poi ne è arrivato un altro, inatteso meraviglioso regalo, e ho avuto un bel po’ da fare, ma non mi sentivo giustificata ad essere stanca con due bambini sotto i quattro anni e una casa da mandare avanti e qualche lavoro da freelance. Adesso ho un lavoro di quelli veri, con la scrivania e l’ufficio e la cucitrice (rosa) e la calcolatrice (lilla) e le penne (sempre troppo poche) e anche una foratrice (blu, rosa non la facevano). E ho due figli. E la casa. E a volte finisco cose da freelance perché me le chiede un’amica. E rifiuto ancora offerte di lavoro (il mio, quello vero, quello di marketing che mi piaceva un sacco) perché adesso sto facendo altro, e mi piace come mai avrei pensato possibile.

Domani comincia SIGEP, (la fiera del gelato a Rimini), oggi ho visto sulle bacheche di amici gli stand in fine allestimento, ho pensato ai miei SIGEP, alle quattordici ore filate in cantiere durante gli allestimenti, alle altrettanto faticose dieci durante la fiera, al dolore ai piedi costante, all’eccitazione, al fastidio, al casino. Qualche giorno fa su LinkedIn ho ritrovato un  ex collega, ci siamo scambiati due battute su come va, lui mi ha ricordato del SIGEP 2009, il mio ultimo, quando tornammo a casa in treno io e lui due giorni prima della fine della fiera, entrambi con 40° di febbre e una bronchite, la neve, non riuscivamo neanche a tirare le valigie per la febbre e la tosse. Lo avevo dimenticato, mi ha fatto sorridere leggerlo oggi, il fatidico venerdì prima del sabato di apertura, quando un’altra al mio posto spera che la complessa macchina dello stand domani funzioni, che Lui non si incazzi, che tutto giri.

Mi sono sentita all’improvviso molto meno stanca, molto più leggera. Niente SIGEP grazie, ho altre rogne adesso, rogne peggiori e insieme parecchio migliori.

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