Lasciatemi nella mia ignoranza, vi prego.

E niente, oggi m’è venuta l’ispirazione e ho tolto il ciuccio al duenne. Sono mesi che ne parliamo, che cerchiamo di farlo stare sempre più tempo senza, che gli spieghiamo che gli fa venire i dentini storti e che tiene tutte le parole tappate senza farle uscire, ma poi non avevo mai voglia di sorbirmi le inevitabili ore di tragedia e disperazione, perciò al primo gne gne glielo davo.

Oggi, boh. Gli è caduto lungo l’argine, dove i cani fanno pipì e certe volte si vedono i resti di certe pantegane che bleah, e gli ho detto sai che c’è? Basta. Non solo non te lo do adesso, lo buttiamo proprio.

Lo ha cercato diverse volte, incazzandosi pure parecchio, ma ogni volta ripetevo che no, lo abbiamo buttato via, che gli faceva venire i dentini storti, che Azzurra e Pietro e Marta del nido non ce l’hanno, e se la metteva abbastanza via. La prova del fuoco era stasera, con il grande gelosissimo che pretendeva attenzioni (e un gelato che non ha avuto perché ha avanzato la minestra di verdure) e lui senza ciuccio.

Si è addormentato mezz’ora fa, senza ciuccio e senza strepiti, dopo aver provato a chiedere il ciuccio senza troppa convinzione per un’oretta, aver guardato babytv tra le mie braccia sul divano. Di solito si addormenta più o meno alla stessa ora, spesso con un bel piantone isterico e novojonovojonovojonannanobutanannaiovojocucinaaaa. Teneva il ciuccio da un lato, come la Marlboro dell’uomo Marlboro, e urlava le sue pretese, capite, e io ero terrorizzata all’idea di affrontare le pretese senza nemmeno un tappo parziale.

Il cinquenne lo ha buttato via da solo, a ventidue mesi: il papà lo ha sfidato a farlo, quasi per scherzo, e lui si è alzato, ha aperto il cassetto delle pattumiere sotto il lavandino e lo ha buttato, senza mai più chiederlo. Il piccolo lo pretendeva fino a stamattina, e lo chiederà ancora nei prossimi giorni, ma forse forse in due o tre giorni ce la caviamo pure. Poi due tre settimane di pausa, dopo di che si comincia a togliere pure il pannolino.

Inizio a vedere la luce in fondo al tunnel, e annuso il profumo di libertà: quando avrò quarant’anni loro ne avranno 12 e 10, saranno preadolescenti rompiballe come è giusto che siano, ma grazie al cielo sarò fuori dal tunnel dei pannolini, che per carità è bellissimo, dopo, ma impegnativo assaje. Dite che ancora non so quanto sia impegnativo dopo?

Lo sospetto, ma lasciatemi nella mia ignoranza, vi prego.

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