Trissino, Via Vallorcola.

Una delle mie strade preferite è la Via Vallorcola, quando dopo la doppia curva stretta della contrada si incontra il primo albero dentro le mura della Villa Marzotto, e poi gli altri.

Mi piace costeggiare il muro di pietra e vedere quello annerito dai secoli e ricoperto di edera della Villa Superiore, e scorgere accanto la Scuderia, ora fuori dalle mura della proprietà. Nella Scuderia c’era l’asilo, trent’anni fa, quando ancora non si doveva chiamare Scuola dell’infanzia, e c’erano le Suore che ci facevano sedere sulle panchine basse e ci davano pezzi di pane vecchio senza mai cioccolata per merenda. C’erano quelli dell’asilo basso, che tiravano i sassolini sulla golf del signore che abitava sotto per vedere quanto rosso diventava quando ci scopriva, e diventava sempre rosso come la Golf, e c’erano quelli della Scuderia, e nel terrazzo dietro la Scuderia c’era il palo della corrente con su disegnato un teschio che voleva dire La morte. In mezzo c’era un giardino con un grande cancello e una salita di erba, e un percorso di gomme da auto vecchie, colorate e tagliate a metá. Io avevo paura di salire perché mi sembravano troppo alte, e ci sedevo dentro, ma in generale mi pareva più prudente continuare a fare torte di sabbia e acqua.

Io sono stata un po’ dell’asilo basso e un po’ della Scuderia, e quando ero della Scuderia era meglio, nonostante il teschio sul palo della luce.

A questo penso ogni volta che passo per la Vallorcola lungo la mura di pietra della Villa Marzotto.

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