Le lacrime di Nietzsche (e le mie).

Di tutti i tradimenti, le delusioni e i colpi bassi che se non ci uccidono ci rendono più forti, i peggiori sono per chi legge l’abbandono da parte di uno scrittore amatissimo, inteso sia nel senso che smette di scrivere bene, o che smette e basta. Certa gente non dovrebbe morire, punto.

Ma c’è un altra grossa delusione che colpisce il lettore accanito, e ha lo stesso sapore amaro di quando cade il velo di maya e scoprì che sei sempre stata innamorata di un deficiente, solo che non lo sapevi, e sai che non puoi neanche prendertela con lui per essere come è, quando invece la colpa è tua, di non essertene accorta prima. Sto divagando al solo scopo di trasmettere quanto io mi sia sentita scema ieri, sto cercando di condividere la sconsolata desolazione di quando ti imbatti in un libro, aspetti un po’ perché l’estratto conto della prepagata è un autentico j’accuse nei tuoi confronti denso di offerte Amazon e Kobo, poi decidi che ormai uno più uno meno non fa differenza, lo compri, lo scarichi, finisci  in tutta fretta il Tiziano Terzani che hai iniziato il giorno prima (La fine è il mio inizio) e cominci finalmente a leggerlo solo per scoprire che LO AVEVI GIÀ LETTO.

Un’esperienza devastante, alle 23.50 di sabato sera, con il saldo della prepagata che ti è bastato per un soffio e ora non ci sta più neanche un harmony da 0.99, niente. Ma il problema non è tanto quello di non poter comprare niente altro della Lista, perché la mia paura di restare a secco e ritrovarmi a leggere le etichette del detersivi mi costringe ad avere sempre almeno 4 o 5 titoli di sopravvivenza, stile scatolette iperproteiche, bensì è capire come sia possibile che io lo abbia dimenticato, che non mi abbia colpita abbastanza. Il libro è “Le lacrime di Nietzsche di Irvin Yalom, di cui ho appena letto La cura Schopenhauer e Il dono della terapia, e ora rileggendolo mi sta piacendo da impazzire e non mi capacito di averlo rimosso.

Mi ha ricordato di quando, alle elementari, avevo costretto madre a cercare ovunque un libro di Louisa May Alcott che si chiamava “Una ragazza acqua e sapone”. Dopo aver girato urbi et orbi lo trovammo, come è ovvio, nella cartolibreria di paese, e mentre lei pagava io iniziai impaziente a leggere, per scoprire che lo avevo già letto con un altro titolo, senza sapere che si trattava dello stesso libro. Mi venne quasi da piangere, ma mi fu permesso di cambiarlo e presi al suo posto ” Mia cugina Rosy” di Gerald Durrell che mi fece ridere moltissimo.

Ma niente cugine Rosy, stavolta, vado a rimescolare le mie lacrime a quelle di Nietzsche. Sul comodino mi aspetta ‘Chi manda le onde ” di Genovesi, ma non riesco a decidermi a iniziarlo, nonostante la copertina bellissima. Meglio Nietzsche reloaded.

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4 thoughts on “Le lacrime di Nietzsche (e le mie).

  1. Io invece avevo inizialmente acquistato la versione tedesca (Und Nietsche weinte) per poi scoprire che era un po’ troppo difficile per poterlo gustare appieno (troppa terminologia medica e stile leggermente antiquato)… Quindi ho comprato l’edizione italiana (NB: acquisto solo libri cartacei) ma in realtà ne sono rimasta un po’ delusa (il libro l’ho già rifilato a un’amica appassionata di analisi… e non mi stupirei di rimuoverlo a breve…) Ho trovato decisamente più appetibile “Chi manda le onde”: cosa aspetti ancora?

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      1. Versione tedesca perché ero di passaggio in Germania e probabilmente mi ha attirato la copertina (con un ritratto di donna di Klimt), oltre al titolo. Di I.Yalom non avevo letto niente, anzi, non sapevo proprio chi fosse… Di Genovesi invece ne ho letti altri, è tutto un altro stile… Se ti piacerà “Chi manda le onde” (fammi sapere!) ti consiglio “vivamente” anche “Esche vive”, che è il romanzo con cui l’ho conosciuto, drammatico ed esilarante…

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