Terribile e antisociale, ma ho l’Aulín.

Va così. Ci sono periodi in cui non passa mezza giornata senza che io scriva, altri in cui intere settimane volano via senza nemmeno una parola avulsa dal chiacchiericcio fatuo su Facebook.

Sono stati malati i bambini, uno dopo l’altro. Poi sono stata male io, mercoledì e giovedì in preda a un’influenza senza febbre e ora una rinofaringolaringite devastante. Mi fa male tutto dai bronchi in su, naso bocca gola orecchie, ieri avrei ucciso per un aulin ma in farmacia non lo danno senza ricetta e ho dovuto attendere due ore in fila dal medico stamattina.

Mi è tornato in mente il medico condotto che avevo una volta, si chiamava Perini e veniva su a Vicenza ogni giorno da Chioggia, e quando andavi non gli funzionava mai la stampante e se gli descrivevi i tuoi sintomi ti chiedeva secondo te cosa avevi, e subito dopo, a prescindere dalla sintomatologia, ti chiedeva con il suo accento chiozzotto “ti gaaa l’aulín?”. Lo accentava acuto, lui, l’aulín, e ti diceva di prenderlo per vedere se passava, poi se mai tornavi. A un certo punto ha chiuso lo studiolo ed è andato in pensione, così, senza dire niente, ma io già avevo cambiato medico da molto tempo.

Ho tossito di continuo ascoltando la storia iperdettagliata del furto a casa di una signora. Era il tipo di persona che freme per avere un pubblico e cerca di farlo durare più a lungo che può raccontando ogni minimo dettaglio. Io volevo leggere, ma non riuscivo a concentrarmi. Per via della tosse, per via della stanchezza profonda che mi sto trascinando, e anche per via del fucile del marito della donna, che i ladri lo avevano preso e lui ha chiamato subito i carabinieri però è finita che aveva torto lui perché le armi si custodiscono sotto chiave e dimmi tu se è possibile che uno entra a casa mia ed è colpa mia se ruba il fucile.

Poi è entrato un informatore scientifico, una di quelle figure in grado di catalizzare immediatamente su di sé l’intera percentuale di odio umano presente in una sala d’attesa medica, subito dopo quelli che “devo solo prendere una ricetta” e stanno dentro mezz’ora invece. Quando il medico ha aperto la porta per far entrare il prossimo paziente lui gli ha proposto un caffè, ha rischiato il linciaggio.

Io non sapevo neppure che fosse giunto il mio turno, è entrato il tizio e ha fatto presto, io ero pronta a chiedergli se non avesse della morfina in borsa da darmi in cambio del posto rubato, ma sono così pallida che avrebbe potuto prendermi sul serio.

Ho capito di detestare quelli che dal medico bisbigliano tutto il tempo fischiando le sibilanti, quelli che raccontano i fatti propri con troppi dettagli, gli informatori medici che cercano di fare i simpatici.

Sono una persona terribile. Terribile e antisociale. Però almeno adesso ho l’Aulín.

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