Neve, libri.

Mi sembrava che fosse passato un sacco di tempo dall’ultima volta che mi sono ritagliata appena dieci minuti per scrivere qui, invece mi sono resa conto che l’ultimo post risale a cinque giorni fa soltanto.

Sto leggendo tantissimo. Che è comunque pochissimo rispetto a quello che vorrei leggere, ma tanto in rapporto al tempo che ho per leggere. Sabato ho comprato d’impulso l’ultimo di Eco, pensavo fosse un romanzo e invece ê una raccolta delle sue “Bustine di Minerva”, ma è molto piacevole e a tratti divertente.

Subito prima avevo letto ” D’amore si muore, ma io no” che è il primo romanzo dell’ultimo dei poeti, cioè Guido Catalano. Uno che conosco usa dire ‘Catalanata’ per descrivere quelle cose scritte in modo un po’ paraculo, anzi molto paraculo, che sembrano tanto romantiche ma in realtà sono abbastanza banali. Catalano in effetti un po’ paraculo lo è, molti brani del libro sono poesie che avrete magari già letto sulla sua pagina, e c’è questo io narrante un po’ sfigato ma del tipo sfigato che fa tenerezza e non repulsione. Però Catalano è bravo, riesce a non far trasparire troppo la banalità e a prendersi gioco di se stesso, credo abbia una grande cultura letteraria per riuscire a scrivere così. Oppure ha culo.

Subito prima avevo letto un libro sulle geishe, non so se ricordate il best seller “Memorie di una geisha” di Golden, ebbene pare che Iwasaki Mineko, la geisha che ispirò quel libro, abbia deciso di prendersi un po’ di diritti d’autore pure lei, e lo fa con un volumetto autobiografico tutto sommato piacevole, ma non indimenticabile. Prima della geisha ho letto “Una cosa divertente che non farò mai più”, il resoconto steso da David Foster Wallace di una sua esperienza in una crociera di lusso americana. Decisamente molto più leggibile di Infinite Jest, vi piacerà se siete di quelli che considerano l’aragosta. Comunque dal libro delle geishe e da Murakami io ho capito che quando sarò una vecchietta e avrò tempo di leggere e andare a teatro e mostre e musei, sempre che non rincoglionisca prima, ecco, imparerò il giapponese.

Ora in lettura ho Eco (di carta!) e la Ventisettesima città di Franzen, del quale però domani esce Purezza, che mi è piaciuto tantissimo lo scorso settembre quando ho dilapidato venti dollari (un sacco, per un e-book, io vivo di offerte lampo a due euro) per leggerlo appena uscito negli USA. Ho scaricato le Correzioni, e sono alle prese anche con la Pastorale Americana di Roth. Ma ieri sono entrata in una libreria e avrei comprato d’impulso almeno dodici Neri Pozza così, sulla fiducia.

Abbiamo passato il fine settimana in montagna, ho fatto un paio di foto che mi piacciono molto, come queste, soprattutto la prima.

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Fare foto nella neve, per quelle come me che soffrono moltissimo il riverbero, è un casino. Non vedevo nulla del display, fotografavo più o meno a caso, per questo sono stata molto felice, poi, in auto, di scoprire che su settecento almeno queste tre non erano male.

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Questa sono io in versione Yeti, e questa che segue è un selfie uscito veramente per caso quando pensavo di aver spento il display e invece no.

Ciao.

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