Okay, biretta.

Ci sono dei momenti che a un certo punto, a furia di viverli, ti accorgi che hanno un nome, tipo il famoso momento serietà in cui si danno le info di servizio prima di mandare tutto un po’ allegramente a peripatetiche, avrete certamente presente. In effetti ormai più che con un nome dovremmo definirlo con un hashtag, visto che nonostante twitter ormai sia nella fase discendente della parabola c’è ancora gente che mette il cancelletto davanti alle congiunzioni e preposizioni e se non hashtagghi non sei nessuno.

Comunque.

Il momento mio di oggi mi si è rivelato tra le sei e le sette di stasera, dopo essere stata in giro tutto il giorno tra commissioni, lavoro, bambini da ritirare, nonna, spesa, casa. Con la pioggia e i tacchi, che se no era troppo facile. E niente, ero lì a imbastire uno straccio di cena con la lavastoviglie da svuotare, la tavola da apparecchiare con la roba dentro la lavastoviglie ma-non-tutta, spesa da mettere via, giocattoli OVUNQUE, lavatrice & asciugatrice che squittivano attendendo di essere svuotate & riempite immediatamente per sincronizzare i cicli e sfruttare al massimo i 3Kw prima dell’orario di silenzio. (Che tra parentesi sono questi i problemi che dovrebbero insegnarci al liceo, chissenefrega di quando si incontrano due treni che viaggiano in direzione opposta con due diversi moti uniformemente accelerati se sono a casa a far lavatrici e piegare la metà di calzini non scomparsa nel buco nero quantico posto dentro tutte le lavatrici in commercio.).

Comunque oltre a quanto sopra aggiungere due bambini ragionevolmente stanchi e di conseguenza notevolmente agitati e adrenalinici alle sei di sera, mescolate bene anzichenò e zac, eccolo, è lui, è il Momento. Tipo come nei film di sport, che a un certo punto tolgono il sonoro e mettono il rallenty inquadrando in primissimo piano gli occhi di lui o lei, sullo sfondo la folla e il casino sfocati, ecco, è lì che io (nella parte del protagonista che sta per segnare quella sporca ultima meta, chiaramente) penso

okay, biretta.

Proprio così, con una r sola. Funziona anche senza hashtag. La apro, fresca, gelida, confortante, schietta, onesta e senza pretese, che in questi momenti qua mica scomodi una artigianale da millemila euri a litro, basta una lattina commerciale appena decente, e via.

Svuotato, riempito, cucinato, mangiato, piegato, lavato i piccoli, portato giù il secco, e pure scritto un post. E le ho finite, se no quasi quasi niente niente ce starebbe pure un altro, di momento okay, birretta.

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