E adesso, mamma…

Tutte le mamme lo sanno: peggio del no, non voglio, più terribile degli ululati in mezzo al negozio di giocattoli perché al contrario vogliono qualcosa, mille volte peggio del miliardesimo perché di un perché di un perché c’è solo un istante, e cioè quello in cui dopo cinque giorni in cui siete chiusi in casa, lui con la febbre e tu sotto antibiotici per la tonsillite, ormai quasi scomparsa ma tant’è, lui ti chiede
“E adesso mamma… (E tu senti i tre puntini, li vedi proprio, per una frazione di millesimo di prosecco – che vorresti tanto ma non si beve sotto antibiotici – speri che dica che farà un puzzle o giocherà a Lego o con le auto DA SOLO mentre invece lui continua imperterrito a darti il colpo di grazia) E ADESSO MAMMA COSA FACCIAMO?

Ehm, facciamo? Come, facciamo, amore della mamma? Abbiamo fatto tutti i giochi della Pimpa, costruito un castello di Lego Duplo, un razzo di carta, dipinto con gli acquerelli, poi con gli acrilici, scritto letterine, fatto allenamento di segni, disegnato, letto ad alta voce un intero numero di Topolino (cazzo quanto sono lunghe queste storie a fumetti), fatto tre partite a UNO, cucinato, spreparato, giocato ad accoppia il calzino (perso entrambi), fatto spaghetti di didò arancione, fatto spaghetti di Didò verde fluorescente, e almeno sette altre stimolanti attività… Che ne dici tesoro, amore mio bello, sangue del mio sangue, se dopo quattro ore così giochi un pochino, stile tre minuti e quaranta secondi, non di più, da solo?

NO.

Come, no?

NO.

Non tossisco neanche più, latro direttamente Sono reclusa da nove giorni, e uno schiacciasassi mi si parcheggia sopra di notte, a giudicare dallo stato delle mie ossa, articolazioni, membra. Ho mal di testa costante, avrei bisogno di dormire, ma il riposino pomeridiano oggi no, non se ne parla.

E allora avanti, disegnamo un’altra Pimpa, e poi Furia cavallo e Katalí cammello.

È crollato sul pouf alle cinque, dopo essersi coperto la testa in un cuscino mentre io facevo altri soggetti di Didò con il piccoletto, nel frattempo tornato dal nido ben riposato e carico, lui, di energie.

L’ho osservato dormire, il grande, i lineamenti in evoluzione costante rilassati, quelle sue gambette corte lunghissime per me che l’ho tenuto nella pancia, ieri e un sacco di tempo fa.

Poi ne ho approfittato, perché sono una ragazza astuta che non si lascia sfuggire le ottime occasioni quando le vede. E ho stirato e appeso le tende del soggiorno, dopo aver lavato i vetri.

Furba, no?

(Scrivere un post facendo l’aerosol è un bel passatempo, vi dirò).

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