L’Eco di D’Annunzio.

Oggi abbiamo passato la giornata ad Asiago. I colori erano meravigliosi, non ho mai visto le morbide curve dell’Altopiano risplendere di un verde così brillante, spolverato dell’oro lucente di moltitudini di fiori di tarassaco.

Nel pomeriggio siamo stati al Prunno, e scattando le foto degli alberi ai confini del bosco mi è tornata in mente la dannunziana pioggia nel pineto, una delle poesie più belle in assoluto della storia della letteratura. O almeno della piccola parte che ne conosco io.

Comunque l’ho usata come didascalia per la foto qui sopra, su Instagram e Facebook, e mi è tornata in mente quella lettera al nipote scritta da Umberto Eco in cui lo esortava a imparare poesie a memoria, attività che sta purtroppo progressivamente scomparendo dai programmi ministeriali per lasciare spazio a lavagne multimediali che funzionano a giorni alterni e programmi di educazione sessuale di dubbia efficacia.

Penso che sia un peccato, che i nostri figli non imparino più tante poesie a memoria, perché nulla vale quanto ritrovare un’emozione cesellata finemente in un verso scritto da qualcuno che non ci conosceva, lontano da noi nello spazio e nel tempo per ricordarci che pur condannati a essere umani, troppo umani, non siamo soli.

Poi uno ha commentato ricordandomi che si dovrebbe citare l’autore, e mi è di nuovo tornato in mente Umberto Eco, ma quell’altro commento, di pochi mesi prima della sua recente scomparsa, su quanto il web sia pieno di quelli.

Peccato.

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