Io se avessi un asilo mio.

Io se avessi un asilo mio non farei le recite di venerdì sera e neanche di mercoledì prima dell’unico ponte di quest’anno, così la gente che può andare al mare almeno fa la partenza intelligente invece di trovarsi in sei ore di colonna per 120 km di strada.

Io se avessi un asilo mio non romperei le balle alla gente che ha lavorato a casa o al lavoro o tutte e due le cose tutta la settimana e vede il divano e magari sette minuti di sesso coniugale come un miraggio, farei le recite alla mattina e chi può venire bene agli altri filmino in chiavetta e ciao.

Io se avessi un asilo mio non costringerei un fracco di gente ad aspettare ore tra un gruppo di bimbi di cui non ci frega nulla e l’altro per vedere due minuti in cui il nostro comunque se ne frega a sua volta della canzoncina e si scaccola tutto il tempo, perché è vero che sono tanto cariiiiini ma stanno finendo un anno di asilo non discutono la tesi di laurea e non gli danno il bacio accademico.

Sempre a questo proposito se avessi un asilo mio non costringerei le sette disperate mamme del Consiglio di Intersezione, (dei cui consigli, incidentalmente, alle maestre e al direttore fottesega da settembre a giugno), dopo che hanno raccolto, confezionato, venduto torte, impacchettato cose, raccolto e venduto libri, fatto e disfatto presepi, organizzato attività, rivenduto torte, ecco, non le costringerei a stirare quaranta tonache di laurea in raso nero di quello che appena lo stiri di qua si stropiccia di là.

E sempre se avessi un asilo mio non metterei tuniche lunghe larghe nere e sintetiche per i primi di giugno nel soffocante seminterrato al grezzo senza la minima norma di sicurezza, con pannelli di truciolato e mattoni a vista. Non farei confezionare 40 cappelli di fottuto cartoncino Bristol con le linguette troppo piccole per fare presa così ci dobbiamo mettere troppa vinavil e poi si vede, come se importasse che si vede sul cappello di cartone di un bimbo del terzo anno di asilo.

Se avessi un asilo mio tenderei a evitare di parlare sempre di POF, che è il Piano dell’Offerta Formativa ed è una cosa bellissima, ma sentire “poffff!” a me viene in mente qualcosa di marrone che cade nell’acqua.

Questa sopra era la brutta copia della mia proposta di discorso di conclusione anno scolastico come Rappresentante dei Genitori e Membro del Consiglio di Intersezione (mi sono candidata solo per le maiuscole, soprattutto quella di Membro femmina, che sarebbe giusto dire membra visto che ora si dice Avvocata e Architetta).

Poi ho fatto editing e tagliato un po’, less is more, show don’t tell, ed è uscito così:

Abbiamo raccolto X e speso Y, è stato tutto molto bello e interessante, l’anno prossimo venite anche voi, anzi solo voi che io basta.

Per fortuna che io non ce l’ho mica, un asilo mio.

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