Splendidamente superfluo, pertanto inderogabilmente necessario.

​I tedeschi sono bravissimi a costruire parole interminabili – che bisogna leggere tutte fino alla fine perché l’ultima è la protagonista – e risalire piano controcorrente fino alla prima parte per capire cosa intendono, e ovviamente la possibilità di comporre le parole come un puzzle permette la più assoluta precisione nella ricostruzione della psicosi di turno. 

Schottenfreude è un volume splendidamente superfluo, pertanto inderogabilmente necessario a chi, come me, spesso invoca una parola unica per descrivere un groviglio di sensazioni, oppure trasmettere la complessità di una sensazione conseguente ad una situazione specifica: contiene tutte le parole che avete sempre sognato potessero esistere e mai saputo che bastava pensarle in tedesco, e anche alcune che nemmeno sapevate di voler usare, ma che amerete a prima vista. 

Il titolo è un gioco di parole tra Schadenfreude (gioire del dispiacere altrui) e il cognome dell’autore, Ben Schott, che (ecco il nocciolo di questo post) ha annunciato su Twitter che il libro uscirà anche nella traduzione italiana per Bompiani. Sono cose carine.

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