Quel tipo di donna.

Pochi thriller sono in grado di offrire al lettore una soddisfazione autentica e profonda quanto quelli che lo costringono implacabilmente a stare dalla parte del cattivo, liberandolo da ogni senso di colpa e assolvendolo catarticamente dal suo lato peggiore, che tiene ben celato alla vista altrui e soprattutto alla propria. Lo fa con stile Lisa Hilton, autrice del fortunato bestseller “Maestra”, costruito con sagacia televisiva ed evidentemente pensato per lo schermo molto più che per gli scaffali degli autogrill. Diffidente verso le entusiastiche recensioni dove sesso e crimine sembravano gocciolare dalle pagine come sangue da uno stiletto acuminato, avevo scaricato solamente un’anteprima; in realtà il sesso, pur non mancando quelle due o tre descrizioni alla Eyes Wide Shut (ma più credibili di certi comunicati stampa travestiti da articoli giornalistici) non è poi così frequente. 

Il sesso presente nel libro, disinibito e violento (ma non sadico) è sempre strumentale ad un fine, quello della protagonista, che narra in prima persona senza mai dimenticare di omettere fatti e informazioni con la perizia di un narratore onnisciente. 
In pratica, è un Harmony Passion che si dà felicemente un tono, uscendo da alcuni cliché piuttosto datati ma guardandosi bene dal trascurare il lato aspirazionale di molte di noi. Vestiti firmati con un discreto placement, barche miliardarie in Costa Azzurra, il lusso sfrenato del mondo in cui Judith ha stabilito sia suo diritto insindacabile entrare, a qualunque costo ricorda le eroine anni ’80 di Judith Krantz, ma non c’è traccia di Scrupoli nelle decisioni a mente fredda dell’affascinante, bellissima, intelligente protagonista in cui tutte noi ci illuderemo di riconoscere almeno qualche tratto, se solo ce lo avessero permesso. Certo senza arrivare a certi livelli, ci ripetiamo, per carità, non faremmo del male a una mosca, e comunque non siamo certo il tipo di donna che andrebbe a quelle feste, e guardiamo l’invisibile granello che togliamo dalla gonna, oh no. 

Londra, Parigi, Roma, i riferimenti artistici e un certo pacato distacco nella descrizione anche delle scene più impegnative ci rassicurano dal raggelante sospetto di aver appena comprato una diversa sfumatura di rosso cupo, ma noi leggiamo D di Repubblica e gli inserti culturali, non siamo nemmeno quel tipo di donna, no. 

A noi interessa la costruzione della trama, lo spessore del personaggio, la suspence. Sia chiaro. 
Il libro in ogni caso è ben scritto, si lascia leggere d’un fiato. Non è letteratura, ma neppure spazzatura. 

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