L’imperfetta meraviglia.

Andrea De Carlo ha scritto un altro libro. Io non potevo non comprarlo, perchè è di De Carlo, e perchè parla di gelato.

C’è in copertina, un  gelato, e dentro c’è una ragazza, Milena Migliani, che lo fa, il gelato. E’ italiana, Milena, ma vive in Francia. Ha una compagna, Viviane, che fa la massoterapista e pretende da lei una gravidanza in fecondazione, una maternità che Milena non è pronta ad affrontare. C’è anche una rockstar, Nick Cruickshank, che condivide con Milena la sensazione di non appartenere a nessun posto, di essere fuori luogo ovunque.

Il romanzo si snoda in pochi giorni, con l’assoluta aderenza tra tempo della storia e tempo del racconto che è cifra stilistica propria di De Carlo, assieme all’alternarsi delle voci, al fluviale discorso indiretto libero, all’abitudine, ad un certo punto, di sottolineare alcune parole con il corsivo, alle sinestesie emotive, ai capitoli che lui chiama sempre uno, due, tre, in lettere, e che interseca al susseguirsi dei giorni.

C’è un poco di Villa Metaphora in questo libro, qualcosa di Guido Laremi, c’è l’allitterazione di quella lontana Misia Mistrani con cui iniziava “Di noi tre” nel 1997 nel nome di Milena Migliani. In questi cognomi di tre sillabe piane De Carlo nasconde i caratteri cubisti delle sue protagoniste, donne che parlano poco, non necessariamente belle ma dense di fascino, a contrastare netto con le stridule e petulanti comprimarie che è solito accostarvi.

Nel romanzo succede poco, quasi nulla, a conferma del fatto che non servono trame al romanzo italiano contemporaneo, sempre più metanarrazione che ama ascoltarsi e compiacersi, quasi, delle metafore scarne, della sintassi rarefatta e insieme densa di emozioni confuse tra autocompatimento e autocompiacimento.

Milena viene chiamata da Aileen, efficiente, pragmatica quasi moglie del musicista per consegnare dieci chili di gelato nella villa dove abitano, affollata della paccottiglia umana di scrocconi e falliti che ronza attorno alla gente di spettacolo ricca, dalla quale, naturalmente, Nick sente come imperativo categorico quello di prendere le distanze. Si incontrano così, lui e la ragazza italiana dei gelati, e poi di nuovo in gelateria da lei, e ancora a sorpresa nel corso di uno strano evento nella piazza del paese, dove si ritrovano abbracciati, riconoscendosi solo in un secondo momento.

Il rapido svelarsi del deterioramento dei due rapporti di coppia -quello di lui con Aileen, stilista e manager, e quello di lei con la compagna Viviane- non può che costituire un climax verso la scena principale del libro, nel capanno del bosco, tra Nick e Milena, nei toni intensi e insieme sfumati in cui De Carlo tratteggia ogni amplesso dei suoi romanzi. Quasi Davide Herbert Lawrence, e il target è il medesimo, sebbene appena un secolo dopo.

É questa l’imperfetta meraviglia, è un gelato dalla struttura perfetta solo finché è abbastanza freddo, è qualcosa che va consumato nel momento, è come l’attrazione senza regole né limiti definiti, è il qui ed ora di esperienza quasi estetica delle sensazioni, spoglia di tutte le premesse e le conseguenze, che interessa a De Carlo, è ciò che insegue costantemente nei suoi libri, perseguendo nell’incessante lavoro di alleggerimento da tutto il resto.

Non c’è più l’intensità arrabbiata del De Carlo degli anni ottanta, eppure manca del minimalismo anche verbale che ci si aspetterebbe da un percorso letterario che sempre più volge la sua attenzione all’essenziale, inconoscibile nucleo delle relazioni umane, già intravisto da Calvino nella lontana prefazione a Treno di Panna.

Il libro è piacevole, ma rimane la sensazione che De Carlo sia troppo uguale a se stesso, incastrato forse fin troppo consapevolmente nel medesimo meccanismo per cui il suo protagonista, Cruickshank, sente di non poter più sperimentare musicalmente come agli inizi per accontentare un mercato che si ostina a volere sempre la stessa cosa, in una disperata illusione di autenticità che non tiene conto del tempo che lascia un segno su tutti noi, chi scrive e chi ascolta. O, nel  caso di De Carlo, chi legge.

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2 thoughts on “L’imperfetta meraviglia.

  1. Sono anni che non leggo De Carlo, sono stata un’adolescente innamorata di Guido Laremi, e ho un po’ paura di non avere più l’età, per cui mi tengo stretta quel ricordo, e da quello che scrivi, per quanto magari sarebbe anche una lettura piacevole, penso di perseverare!

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