Minipimer.

Un po’ di tempo fa la bravissima Sara Porro chiedeva in un post su Facebook quale elettrodomestico giudicassimo irrinunciabile. 

Era per un articolo su Amica che poi purtroppo mi sono persa, temo, ma le risposte, come sempre accade nel profilo della spumeggiante Sara, non deludevano. Io non scrissi di alcun elettrodomestico in particolare, nel mio commento, ma del fatto che con 3Kwh, orari di quiete condominiale e un lavoro spesso è un problema conciliare tutto, sapere quali elettrodomestici possono funzionare contemporaneamente e per quanto tempo, prima che salti la corrente, costringendo la sottoscritta a saltellare con i capelli bagnati e senza calzini giù per tre rampe di scale, sperando che nel frattempo i Terribili Due non si anneghino a vicenda nella vasca, al buio e senza riscaldamento. 

Ieri, improvvisamente, la risposta sulla via di Damasco, l’Epifania dublinese, il velo di Maya che si scosta: il mio elettrodomestico preferito, che non è quello più utile bensì solamente quello che preferisco (ridondanza, che passione), per diverse ragioni, è lui: il frullatore a immersione. 

Toglietemi tutto, un Breil io non ce l’ho mai neanche avuto, ma non toglietemi il minipimer. Io e il minipimer abbiamo un rapporto simbiotico, qualcosa di trascendentale, intimo, assoluto e inossidabile. Ne ho già cambiati tre, ma non importa, io sento che il mio animo casalingo è intrinsecamente legato all’essenza stessa del minipimer. 
La nostra storia d’amore è iniziata una decina d’anni fa, lui era… Beh, era molto grande, forte e pericoloso, come sono tutti i frullatori a immersione professionali. Mi ricordo secchi di fragole pulite a mano da giovani assistenti pasticceri imprecanti per la mia ostinazione nel non comprate le puree di frutta pronte, penetrati quasi carnalmente da questo maestoso strumento. Plastica arancione, acciaio, una prolunga, e zzzzzz, zzzzzz, zzzzz, inesorabile e assoluto. 

Poi ho avuto una cucina mia, un robot (mi sono lasciata convincere a mettere in lista nozze uno di quegli odiosi mostri multifunzione con troppi accessori perché ti venga voglia di estrarli dalla credenza, usarli e soprattutto lavarli) e un frullatore a immersione tutto mio. Potere assoluto. Controllo Totale. E Dado Vegetale, va senza dire.

Quel sottile, longilineo frullatore era autentica felicità, capite, ed era tipo Moulinex, non Lelo, maliziosi. Era un semplice, piccolo, mite minipimer, senza pretese. Quando sono stata un po’ in fase Dukan, il minipimer mi ha letteralmente salvata dalla bresaola, perché ci facevo la salsina con lo yogurt magro e il tonno al naturale e la salsa di soia, ed era chetosi, ed ero magra, e tutte cose.

Il bello del minipimer è che non solo ti salva dalla chetosi isterica con le salsine iperproteiche, ma a volte ti salva proprio da te, da quelle verdure saltate uscite un po’ così, da quella pasta smorta e priva di personalità. Prendiamo le zucchine, ad esempio. Dadini piccolini, olio, padella, sale, pepe, fiamma viva, e poi minipimer, esce una cosina verde da prendere al cucchiaio e appoggiare nel lato di un piatto grande e liscio, per poi trascinarla in diagonale usando la convessità stessa del cucchiaio, e sopra un nido di spaghetti al dente con due gamberi scottati. Impiantato che fa tanto MasterChef, e via di instagram. A-do-ro. E poi la zucca, scusate, la zucca cotta al forno con olio sale erbe e poi frullata, crema densa e morbida come un abbraccio di quelli che solo chi sappiamo noi. 

Il minipimer è un po’ così, è il pennello sfuma delle nostre cucine, tu frulli e fai la cremina, la salsina, vrrrr vrrrr vrrrr, un po’ di action painting col cucchiaio e zac, Jackson Pollock ai fornelli. Ciao Bottura, salutaci Ai Wei Wei che noi qua impiattiamo. Il minipimer è lo scettro del mio Dominio Incontrastato sulla cucina, il minipimer è, semplicemente, la sua essenza implica la sua esistenza, è sostanza pura. Cremosa, peraltro. 

Adesso lo so, voi dite eh, ma il Bimby, ma come ti fa le salse lui, le cremine, le vellutate, il gelato. Vero, eh, per carità, bellissimo il Bimby, fa tutto lui, però vuoi mettere la spontanea semplicità, l’autentica genuinità di un frullatore a immersione di quelli di plastica che poi ingiallisce sempre e fa cucina di mamma come è più dell’edizione 1984 del Cucchiaio d’argento? Neanche il KitchenAid Classic color panna (mio secondo grande amore, l’amore consapevole e saldo della maturitá culinaria, diciamo, del tempo lento e pacato delle certezze), neanche il KitchenAid, così deliziosamente vintage ed elettromeccanico esercita su di me il medesimo fascino estetico e vintage di un onesto frullatore a immersione. 

Dico sul serio. Non c’è storia; il minipimer è per donne che non devono chiedere mai (un finanziamento in banca per pagare il food processor, soprattutto).È per le donne forti, quelle vere, le donne Scavolini. Io voglio essere sepolta così, come la regina Nefertiti, solo che invece dello scettro dell’Alto e Basso Egitto, io sul petto voglio incrociare un minipimer e un Cucchiaio. Va bene anche se non è d’Argento, non sia mai che tra i parenti sopravvissuti serpeggi qualche Dissapore.

(Il cerchio, la botte). 

Nessun frullatore a immersione è stato maltrattato per questo post. Non più del solito, comunque.

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