La mia idea di paradiso.

Con la scusa delle offerte natalizie, delle promozioni, della qualunque scusa che io possa trovare per, in questi giorni ho comprato una quantità illegale di libri, uno me lo hanno regalato, alcuni prestati, tanto che devo aprire le fatture nella posta elettronica per ricordarmi più o meno tutto, o quasi.

La mia amicadisempre Elisa mi ha sorpresa azzeccandoci in pieno con “Io no”, di Licalzi, io-no-licalziche era in una delle sottowishlist stile titoli che sì mi ricordo di averli visti e voluti ma magari li prendo in offerta a 2.99 sul kobostore quando passano. L’ho aperto il pomeriggio stesso, prima di cena, e l’ho finito d’un fiato. Ho riso, un paio di volte, e ho pianto; è la storia di due fratelli, quello bravo e quello cazzone, e di come proseguono le loro vite. E’ un romanzo italiano contemporaneo abbastanza asciutto e immediato, onesto. Se lo avessi saputo lo avrei letto prima.

Poi ho letto una serie mostruosa di libretti rosa di una certa M.C Beaton, li ho comprati distrattamente pensando che fossero commedie brillanti, e li ho divorati uno dopo l’altro come ciliegie scoprendo che sono davvero commedie brillanti, parecchio austeniane, ma con molto più brio. L’avaro di Mayfair, Jane la Bruttina, La perfida madrina, sono i tre chejane_la_bruttina ho preso io, mi mancano gli altri tre della serie, ma avevo troppa roba in coda. Tutti e sei sono ambientati in una casa di Londra affittata per la stagione, cambiano i protagonisti ma rimane costante la squadra dei comprimari, rappresentata dalla servitù fissa della casa. Abbonda il sarcasmo e non manca una certa precisione nella ricostruzione storica, che è quella della Reggenza inglese; una lettura di gran lunga più divertente del tutto sommato insipido Belgravia di Fellowes di cui ho scritto qui.   Sono libri da donne, beninteso, fan di Jane Austen e Downton Abbey. Lo è anche Sophy la grande, di Georgette una-donna-di-classeHeyer. Sempre Londra, sempre Reggenza, balli di Almacks e visite di cortesia, l’amore che alla fine trionfa proprio come indicato in prima pagina, e tonnellate di english understatement. Per tornare a Jane, Sophy è una Emma ma molto più sveglia e simpatica, molto meno scema e rompiballe. Una donna di classe, sempre della Heyer, è un pochino più svenevole, siamo più sullo stile Persuasione.

Conclusa la parentesi romanzo rosa inglese, sono tornata a Bryson, tra le scoperte migliorivestivamo_superman_bill_brysondell’anno appena trascorso. Dopo Piccola grande isola, ne ho letti altri tre di suoi solo in dicembre, (Una passeggiata tra i boschi, Breve storia di quasi tutto, Il mondo è un teatro e The Mother Tongue , e oggi ho divorato il quarto, che si intitola “Vestivamo da superman” ed è un memoir della sua infanzia e giovinezza nell’Iowa. Ho riso moltissimo perchè gli aneddoti e le rocambolesche avventure di Bryson ragazzino nell’ottimista America degli anni ’50 mi ricordano molte storie sentite anche qui, dove le cose nel dopoguerra erano magari un po’ diverse, ma in fondo  ci si divertiva un po’allo stesso modo. Scoppiare a ridere a voce alta leggendo è una delle cose più piacevoli che possano accadere, è qualcosa di molto più difficile da ottenere che le lacrime (pure non facilissime, pena il rischio di cadere nel banale e trito). Voglio comprarmi tutti i suoi libri, prima o poi.

ledodicidomandeHo comprato Eccomi di Foer. In versione cartacea, per fare un dono piccolo e denso, e in ebook, per me. Ho preso un Maigret, che non avevo mai letto, prima, ma è in coda. Ho letto il nuovo Barnum, di Baricco, ritrovandoci piacevoli articoli già letti e altri, nuovi, ancora migliori. Ho aperto sul comodino un libro stranissimo ambientato in India in cui un ragazzo di bassissima casta riesce inspiegabilmente a rispondere a tutte le dofficilissime domande di un quiz televisivo, spiazzando la produzione che non aveva davvero a disposizione il capitale e cerca di farlo arrestare. Ogni capitolo è un flashback in cui lui racconta un pezzo della sua vita da cui si capisce perchè sapeva la risposta giusta, è davvero… affascinante, indiano. (Ho appena scoperto googlando per cercare l’immagine di copertina che ne ghanno tratto un film vincitore di millemila Oscar The Millionaire, che ovviamente non ho visto, evviva.)

Il 31 gennaio uscirà il nuovo di Paul Auster, e lo aspetto impaziente con venti dollari metaforicamente stropicciati in mano: tra i lbri di dicembre che ho dimenticato c’è anche il suo “Follie di Brooklin” una storia molto dolce e molto bella sulla New York di prima del 9/11. Ci sarebbe anche il diario di Jane Somers, con cui Doris Lessing ha vinto il Nobel e io me la stavo dimenticando, ma mi sta angosciando un po’ perciò lo leggo a intervalli.

Non ho mai avuto così poco tempo, e non ho mai letto così tanto. Avere sempre un libro nuovo era il sogno della mia infanzia e giovinezza, in cui i soldi non erano mai abbastanza, gli ebook non esistevano e gli scaffali della biblioteca pubblica non si riempivano certo a velocità soddisfacenti per il mio vorace appetito. La mie idea di paradiso è (anche) questa, tanti libri, tanti, tanti, e ancora, leggere molto più di quanto io riesca ad avere il tempo di scriverne poi. E scrivere, forse, ma solo dopo. 

 

 

 

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