Minuti scritti, il primo esercizio: “Facile come bere un bicchier d’acqua”.

Ho comprato pochi giorni fa il libro di A.Testa “Minuti scritti”, è arrivato ieri. Ho letto d’un fiato i capitoli introduttivi e sono riuscita a resistere alla tentazione di leggere la consegna del primo esercizio finché non avessi davvero il tempo di eseguirlo subito dopo, per non “imbrogliare” cominciando a scrivere mentalmente molto prima dell’effettivo inizio del tempo a disposizione. 
Ora, aspettando che asciughi l’acquario di cartone inventato da una scatola di cartone con un oblò trasparente il cui karma era inevitabilmente quello di trasformarsi in un acquario colorato con gli acrilici, ho trovato dieci minuti di tempo per scrivere. Ho impostato il timer, e ho iniziato. La consegna era diversa dai soliti esercizi di scrittura creativa, era di una semplicità disarmante. Eccola:

Anche se il mio branetto non è nulla di che, ho pensato di pubblicarlo comunque. Ho rispettato il tempo smettendo di scrivere al suono esatto del timer, e non ho corretto. Nessuno lo avrebbe saputo, ma mi piace l’idea di svolgere questo esercizio forse inutile, forse no, così come è stato pensato. Avrei avuto altro da scrivere, ma non vedevo quanto tempo mancasse mentre scrivevo, perciò ho cercato di giungere al punto senza le mie abituali, croniche divagazioni. 

Ecco cosa ho scritto. Ma se per caso a un lettore che passasse di qui venisse voglia di provare a sua volta, forse dovrebbe prima farlo, e poi finire il post. Mi piacerebbe anche leggerne il risultato nei commenti, ma mi rendo conto che la mia proposta possa risultare quantomeno utopistica. Comunque, io l’ho fatto. 

Eccolo. 

Guardalo. Lo vedi? Si trova davanti a te. Sul tavolo non c’è niente altro che quello. Prendilo in mano, con attenzione, potrebbe rompersi, potrebbe tagliarti. Il materiale di cui è fatto è incredibilmente duro, eppure sorprendentemente fragile. Non farlo cadere, tienilo ben diritto. Dentro c’è qualcosa, vero? Una cosa trasparente, si muove, se muovi le mani appena troppo potrebbero uscire delle gocce. Cosa sono le gocce? Sono piccole parti della sostanza trasparente che c’è dentro, le sentiresti fresche sulla pelle, e bagnate. Come lacrime. Hai mai pianto? Quando piangi escono delle gocce dai tuoi occhi, anche quella è acqua, come questa. Ma il gusto è diverso, sai, più salato, più caldo, anche. Ora avvicina le mani alla tua bocca, tenendo sempre l’oggetto trasparente nelle tue mani. Apri la bocca, appoggia le tue labbra all’orlo, al confine superiore di quell’oggetto. Bicchiere. Si chiama bicchiere. Inclinalo lentamente verso di te. Non così, non troppo, altrimenti il liquido uscirà fuori e ti scenderà sul viso. Come le lacrime. Lascia che scorra solo all’interno della tua bocca, tenendo le labbra appena socchiuse affinché non ne entri troppo. Come l’amore, se è troppo e tutto insieme rischia di andare di traverso. Ora che hai trovato l’inclinazione giusta, ora che hai sentito la freschezza dell’acqua trasparente accarezzare l’interno della tua bocca, lascia che scenda giù, nella gola, sempre più giù. È buona, l’acqua. È fresca. Chiudi gli occhi, ma tieni sempre in mano il bicchiere. Ora che un po’ d’acqua lo ha abbandonato, puoi inclinarlo un po’ di più. Ancora di più, fa sì che tutta l’acqua scenda nella tua bocca, e giù, nella gola. Appoggia il bicchiere. È stato più semplice, è stato più bello di quanto temessi, non è vero?


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