Dell’amore non sappiamo niente. 

Che dell’amore non sappiamo niente, è tutto ciò che sappiamo dell’amore. 

Eppure in questi trentacinque anni che non sono tanti ma insomma non sono venti, ho imparata a caro prezzo una cosa o due dell’amore. 

Che non puoi proteggerti, dall’amore, che non puoi metterci dentro solo un piede, o solo le punte dei piedi come quando vuoi tastare la temperatura dell’acqua ma non hai coraggio, ho imparato. Che a metterci dentro una punta dici ok, è tiepidino, mo’ entro, e invece sbam, va giù ripida come le spiagge oceaniche e tu sprofondi che non te lo aspettavi mica.
Che devi accettare di rischiare di perdere tutto per poter vincere, e soprattutto che non ci sono vincitori né vinti, che le strategie non funzionano, che a volte si dicono cose intendendone altre, che di chi ami devi ascoltare ciò che non dicono, soprattutto, è qualcos’altro che in questi trentacinque anni che non sono tanti ma non sono pochi, soprattutto i miei, ho imparato dell’amore. 

Che quando pensi di aver capito invece non hai neanche iniziato a scoprire la prima riga della prima pagina del primo capitolo, ho imparato. 

Che non è che puoi trovarlo e poi okay, sei a posto, ma bisogna un po’ lavorarci, e anche capire quando remare e quando invece lasciarsi portare dalla corrente, o dal vento, dipende se è un amore d’aria o d’acqua, o di terra o di fuoco. 

Che però nell’amore ci sono tutti gli elementi, che se non hai una strizza maledetta non puoi avere neanche coraggio, e se non ti serve coraggio allora non è amore ma solo mitopoiesi, madonna che parole usi, mitopoiesi che vuol dire, vuol dire che non ami l’uomo ma contempli il mito. 

Invece no, cazzo. È l’uomo. Più difetti ha, più lo vuoi. 

Dell’amore ho imparato che non si dice si fa, che certe volte è tutto bello luminoso e liscio e splendente, ma tutto il resto del tempo è abbastanza un casino, e se non lo è vuol dire che qualcosa non va. Che se vai troppo d’accordo non vuol mica dire che il tuo amore è perfetto e siete anime gemelle, ma che a uno dei due non gli importa abbastanza da aver voglia di mettere giù il muso duro e incazzarsi, perché hai detto una stronzata. E se non ti fa incazzare, allora forse non è. 

Ma che ne so io, niente. 
Dell’amore ho imparato che contano anche le assenze e le distanze, e che se non corri il rischio di perderti non senti neanche il gusto di ritrovarti di nuovo lì, allo stesso punto di prima, ma dopo aver fatto uno dei giri immensi di cui parlava quella canzone, senza neanche esserti spostato di un millimetro che sia mezzo.

Dell’amore che ne so io, ma niente, niente, niente. Dell’amore che ne sai tu, mi sa anche meno di me, e non fare quella faccia lì che ti prenderei a schiaffi quando fai quella faccia lì. Quale, quella lì. 

Io ci ho una fifa pazzesca dell’amore, anche adesso. Di più adesso che a 17 anni. Ma parecchio di più. E cresce di giorno in giorno, la fifa. 

Ma non mi stanco di piegare la testa così non devo neanche chiudermi il naso, e tuffarmi giù fino in fondo, perché se non ho paura che accidenti me ne faccio del coraggio, lo lascio nell’armadio piegato bene in vista di un cambio stagione che non arriverà? 
Dell’amore ho imparato che a carte bara. 

Dell’amore ho imparato che tu pensi di giocare una partita e invece è tutt’altro, che a volte doni cuori e ricevi picche, altre volte invece no, ma non solo non lo sai prima, certe volte neanche durante. 

Dell’amore ho imparato che conta solo il durante.

Dell’amore ho imparato un sacco di cose, poi le ho messe in un sacco e le ho dimenticate tutte insieme, seminandole come parole inutili ritagliate via da una pagina strappata, mi sono seduta e ho cominciato a scrivere la mia parte di storia, un pezzo al giorno, religiosamente come una preghiera prima di dormire. E pazienza, se è carta straccia, le parole smettono di appartenerci nel momento in cui escono, pronunciate o scritte. 

Dell’amore ho imparato che puoi illuderti di decidere se starne dentro o fuori, ma la realtà è che invece, invece no, non si decide. Io almeno, no. Si salta senza paracadute, e si scopre di aver saltato solo in caduta libera. 

Che dell’amore non sappiamo niente, è tutto ciò che sappiamo dell’amore. Tanto vale rassegnarsi.

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