Chirurgia dei pensieri.

Arriva la domanda ed è quasi una sola emissione di respiro, una domanda a coltellata, un lavoro pulito, dal basso verso l’alto. Preciso. Lama affilata. Entra subito. 

Cristo, che male. 

Sgranare gli occhi mentre si riempiono di lacrime e piegarsi fisicamente a metà sulle  poltrone IKEA accusando il colpo. 

Annaspare. La risposta è lì ma la voce manca. Ci vogliono diversi minuti prima che cominci a uscire. 
(La volta che mi medicarono il buco nella tetta sinistra con il bisturi e senza anestesia, live from Valdagno, mi fece meno male)

Fa male anche giorni dopo.

Lavarsi la faccia e guardarsi nello specchio tenendosi con le mani al lavandino. 

Cristo, che male. 

Deve per forza fare tutto questo male? 

(Ho sempre fatto i compiti. Tutta la vita. Sono il tipo che fa i compiti.)

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