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Quattordicimilacentosessantacinque sono (sarebbero) i passi compiuti oggi, almeno secondo il FitBit. In realtà non è così attendibile, però non guasta, non fosse altro che per dare un’idea di massima del movimento fatto durante il giorno. Mi sarà più utile nelle prossime settimane, quando afferrerò a due mani la pigrizia bradiposa del letargo invernale gettandomela alle spalle (senza dimenticare di scuotere i capelli in modo sexy alla Charlie’S Angels/ Baywatch, beninteso) e mi accingerò al passo più difficile di tutti, e cioè il primo, dal divano alla pista ciclabile. 

Un paio di settimane massacranti dovrebbero bastare per ritrovare il minimo sindacale da cui partire, cioè i 40 minuti, 6 km. C’è un libro bellissimo che ho ricevuto in dono qualche tempo fa, lo ha scritto un amico che insegna all’ISEF, si intitola “Running” ed è fatto davvero molto bene, con molte informazioni utili su come iniziare a correre, con le tabelle di allenamento progressivo e molte foto per capire come fare stretching in modo corretto, eccetera.Sopra gli altri, il pregio di questo libro è che è motivante senza quella vocazione evangelico invasata di molti convertiti alla corsa sulla via di Damasco, ed è davvero ricco di riflessioni e informazioni utili e comprensibili. Sembra persino, leggendolo, di sentirsi già più in forma, in quel modo però che non ti fa dire ok, ho letto un libro sulla corsa e per questa settimana salto palestra, bensì dai, saltelli, riscaldamento, hop, hop, un giro di pista, o due. (Cit!)

Comunque oggi  subito dopo pranzo ho preso i bimbi e li ho portati a fare una passeggiata; non so esattamente quanto sia lunga la ciclabile da Brogliano a Trissino ma l’hanno fatta tutta tra camminata e corse, avevano davvero bisogno di sfogarsi ed era bello vederli con gli occhi e le guance accese. Poi sono arrivati stanchini al parco giochi e anche lì come minimo un km di corsa non se lo sono fatti mancare, giusto per. Più tardi, dai nonni, in collina, altra piccola passeggiata a vedere un angolo incantevole di bosco fiorito. Hanno pile atomiche, i bambini, a fusione nucleare.

Non sono molto stupita della loro performance, credo siano tre km scarsi, ma non sono molto abituati, mi aspettavo più resistenza, qualche capriccio in  più  lungo la pista. Sono sempre stata convinta che i bambini, se adeguatamente incoraggiati e opportunamente “distratti” nei momenti critici, riescano a coprire notevolissime distanze a piedi senza scomporsi la metà di noi. Devono però sussistere le condizioni giuste, una delle quali è l’assenza di adulti compassionevoli che limitino le loro inesauribili energie, e l’altra… Beccarli nella giornata giusta. 

Comunque ogni volta che guardo il FitBit, o meglio, quando mi spavento perché inizia all’improvviso a vibrare e sul display appaiono minuscoli e confortanti fuochi artificiali ad avvisarmi anche anche oggi ho raggiunto il traguardo minimo dei diecimila passi, ecco, ogni volta mi torna in mente quel vecchio saggio cinese, credo Lao Tzu, e la sua frase, “un viaggio di diecimila miglia inizia con un singolo passo”. (Sì, mi sento una persona molto saggia e molto cinese a pensare ogni volta questa cosa. Più Mongolia che Shenzhen, diciamo, però ecco).

Ho rimesso le mie leggerissime scarpe da corsa, ho guardato le centinaia di persone che ieri hanno fatto Ultrabericus, oggi Stravicenza.Ho cercato i reggipetti da corsa (che piacevole effetto vintage, questa cosa del chiamarlo reggipetto, eppure ha la sua importanza, perché non puoi correre con tutto che rimbalza, fa anche male) e niente, tra tre giorni è primavera, è ora di rimettersi a correre. 

Correre e scrivere, pare Murakami

Come è possibile che anche in un post sulla corsa io riesca a infilare non uno, ma due libri, stupisce anche me, ma non poi così tanto. Incidentalmente, io ho bisogno di musica con un certo numero di battiti per correre, e anche del cantato da seguire per non pensare alla milza e al polmone sinistro che mi ricordano dolorosamente quanto io sia umana, troppo umana, ma ho amici che corrono ascoltando audiolibri, cosa che trovo quasi sovrumana, ma che forse ottimizza di molto i tempi. 

Potrei correre e intanto seguire i podcast di un MOOC di Harvard o Yale, o cominciare a imparare il giapponese, che idea geniale. Quasi quasi, niente niente. 
Mata ashita.

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