Buddha, Ching, Chakra, libri. 

Ho scaricato l’anteprima del libro di Antonello Dose del Ruggito del Coniglio, di cui ascolto ogni mattina sei o sette minuti: il libro si intitola “La rivoluzione del coniglio” ed è fortemente autobiografico, narra della sua conversione al buddismo. L’anteprima non mi ha sconvolta, diciamo, perciò non ho completato l’acquisto. Mi atterrisce molto constatare che una discreta esperienza nell’acquisto online mi abbia subdolamente suggerito la parola “finalizzare” associata ad “acquisto”, orribile e terribile quasi quanto inizializzare o problematica (problema, cazzo! Pro- ble- ma!) o scannerizzo. (Scansiono. Si dice scansionare, non scannerizzare!)

Per altre imperscrutabili ragioni ho scaricato un’app di lettura dei ching e una di verifica e controllo del bilanciamento dei chakra. I ching hanno dato due risposte inequivocabilmente contrastanti alla medesima domanda, entrambe chiare e comprensibili quanto un oroscopo di Rob Breszny, perciò niente, non è cosa. È stato molto rincuorante scoprire di avere i chakra perfettamente allineati, e subito dopo perdere catastroficamente due partite a Tetris.

La cosa bella di tutto questo è che comunque il frigo l’ho rimesso in ordine ieri, pertanto ho ancora tutte le vaschette di vetro allineate come i chakra e il problema si limita a Tetris e al solito cassetto delle calze.

Ho scritto circa tremila battute del primo capitolo, domani lo rileggerò e mi farà schifo, e non avrò nemmeno la melodrammatica soddisfazione di accartocciare il foglio mancando tristemente il cestino della carta straccia, perché l’ho scritto su un’app al telefono, il mezzo capitolo.

Ho finito il libro di Carrère, “Propizio è avere dove trovarsi”, che mi è piaciuto molto, è una raccolta di diversi articoli e saggi, e sempre più sto apprezzando le raccolte, che mi permettono di iniziare e finire un pezzo abbastanza breve nei ritagli di pochissimi minuti senza dover restare appesa e sospesa fino al prossimo scampolo di tempo. Io leggo in fretta, molto, ma il tempo è tiranno. Comunque nel libro di Carrère c’è molta Russia, e la cosa mi è piaciuta anche perché la settimana scorsa ho letto il “Manuale del dilettante russo” e l’ho amato profondamente. È un mix tra Roth e Borat, c’è quel sarcasmo triste, quel gusto per il grottesco e quella sottile disperazione esistenziale così tipica dello humour ebraico che non si può non amarlo. Mi sorge il dubbio di averne già parlato qui pochissimi giorni fa ma sono troppo pigra per controllare. Nel caso, chiedo perdono.

 

E poi ho scritto questo post, chè troppa suspense fa male alla circolazione del sangue, dicono, e metti che voi volevate sapere cosa ho fatto pensato letto oggi io, o come stanno i miei chakra. O le scatolette gio’style in frigo.

Ora lo sapete.

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